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Spesso non siamo consapevoli di quelle che sono le ragioni e le cause del nostro comportamento; più indaghiamo nei meandri della mente, più ci si accorge di quanto sia importante e potente il nostro inconscio. L’inconscio, come parte più intima di noi stessi; il veterano e saggio creatore della nostra coscienza, non è più quindi, l’oscuro padrone dei nostri sogni, ma l’amichevole e responsabile universale, dei nostri comportamenti e delle nostre decisioni.

Sistemi adattativi

Eduard Punset intervista lo psicologo John Bargh su quelle che sono le novità riguardo all’inconscio, rivelandoci così, quanto siamo lontani dal conoscere le ragioni delle nostre azioni.

Eduard — Sta per esplodere una rivoluzione, perché di questo si tratta, per quanto riguarda il quesito: perché decidiamo come decidiamo o ci comportiamo nel modo in cui ci comportiamo. Noi, gente comune, avevamo sempre pensato che l’inconscio fosse molto utile, ma per ciò che riguarda semplici e automatiche risposte, anche per il minor dispendio di energia e, che invece, per quelle più complesse fosse necessaria la coscienza. Le decisioni che prendiamo per le cose importanti dunque, erano il risultato di un atteggiamento cosciente e non proveniente dal nostro inconscio. Beh, ci risulta che abbiamo sbagliato, e che le cose più importanti, e a livello conoscitivo molto elaborate, le prendiamo inconsciamente, senza sapere perché le abbiamo assunte; l’inconscio dunque, è la sede dove avvengono processi cognitivi complessi. Non sono sicuro che la gente comune sia davvero consapevole di questo.

John — No, non penso che lo abbiano ancora assunto; ho sempre sentito la nozione che la coscienza veniva prima e che tutto partiva dalla coscienza e, delle cose che dovevano essere fatte con coscienza, deliberatamente ma con pratica. Forse, alcune di queste cose, possono essere fatte senza coscienza, come guidare un’auto ad esempio o giocare a tennis, dove ci si muove i intorno alla propria area senza pensare; questo vale per tutto ciò che è stato fatto molte volte e di cui si ha padronanza. Ora, si sta iniziando a capire, che l’inconscio in realtà, è ciò che è venuto prima nel tempo evolutivo, e che la coscienza si è sviluppata molto più tardi nella storia dell’evoluzione; quindi, ci sono stati necessariamente molti sistemi inconsci utili e adattativi che in questo modo, hanno raggiunto la nostra condotta e ci ha permesso di sopravvivere e riprodurci per centinaia di migliaia di anni.

Eduard — Inconsciamente.

John — inconsciamente, senza consapevolezza. La coscienza è venuta dopo, ma questo non significa che il vecchio sistema sia scomparso. Non è svanito e non è stato sostituito da un sistema cosciente, perché l’evoluzione per selezione naturale non funziona in questo modo, ma da cambiamenti piccolissimi che sfruttano ogni volta che sia possibile, questi sistemi inconsci. Una delle cose che stiamo scoprendo è che anche il perseguimento di obiettivi coscienti, le motivazioni, le cose che si vogliono, le valutazioni, le preferenze, quello che piace o no, avviene con il medesimo meccanismo…

Eduard — …mi sposo e non mi piace sposarmi…

John — Giusto. Tutte queste cose sono radicate e basate sull’informazione del sistema inconscio e così l’inconscio tra i giochi ci include e spesso ci dà la risposta a queste domande; anche quando crediamo che vi siamo giunti coscientemente e con ponderatezza, in realtà, abbiamo già risposto rapidamente, molto prima di quanto siamo portati a credere. Ora, se pensiamo alla parola “inconscio“, probabilmente, la prima cosa che ci viene in mente è Freud e la sua idea a riguardo, ossia, che è una parte del cervello misteriosa e primitiva, collegata ai ricordi della nostra infanzia, che provoca sogni e traumi e ci fa agire contro i nostri interessi. Dal punto di vista prevalente nel 19° secolo, l’inconscio dunque, è qualcosa di negativo, nascosto nella profondità della mente, che ci ossessiona e ci molesta. Nulla è più lontano dalla realtà. Nel XXI secolo, possiamo dire che non è così; l’inconscio non è nascosto né ci tormenta per renderci amara l’esistenza, al contrario, vivere, senza l’inconscio, sarebbe quasi impossibile. Non per nulla, lo troviamo nelle nostre azioni quotidiane; dagli automatismi che ci permettono di alzarci la mattina, vestirci e camminare, fino ai sentimenti più profondi che ci spingono a proteggere i nostri cari. È l’insieme di tutti i pensieri e sentimenti che si sviluppano nella nostra mente, ogni momento, e cui non possiamo accedere. L’inconscio ci aiuta a comprendere il mondo che ci circonda e a prendere le decisioni che meglio si adattano a noi. È una sorta di pilota automatico del quale possiamo fidarci, un gps emotivo, una guida di condotta che seguiamo senza renderci conto e, alla fine, scopriamo che l’idea che abbiamo di noi stessi, quell’entità che abitiamo ogni giorno, e che chiamiamo “io”, la nostra coscienza, appunto, non è che il prodotto più sofisticato dell’inconscio, l’ultima creazione di una mente complessa che riusciamo appena a intravedere.

Eduard — Ma allora, se siamo riusciti a evolvere ulteriormente durante la maggior parte del tempo, senza coscienza, a cosa ci servirebbe questa?

John — È una domanda meravigliosa, in realtà è la stessa con cui ho iniziato io trenta anni fa. A cosa serve la coscienza? Perché a quei tempi, alla coscienza era attribuito il merito di tutto, supponendo che questa, fosse la differenza tra noi e il resto degli animali, giustificando così, la civiltà sopravvenuta, infatti, grazie alla coscienza siamo arrivati sulla luna; ma quando poi, siamo riusciti a dimostrare, che ci sono cose molto più complesse, che possono essere fatte inconsciamente, quel che rimaneva, erano alcune cose più plausibili, che si potevano imputare alla coscienza, ma fondamentali e importantissime.

Eduard — E quali sono queste cose?

John — Una delle funzioni della coscienza è selezionare comportamenti che possono essere automatizzati per farli diventare inconsci; e così, possiamo viaggiare nel tempo… nel senso che, mentre i nostri sistemi inconsci sono occupati ad affrontare il presente in modo adattativo, la nostra mente è libera di riprendere il passato, ricordando quanto è successo o spostarsi verso il futuro, pianificando, e allo stesso tempo, possiamo attraversare la strada o fare qualsiasi altra cosa. In questo modo, possiamo vedere come l’inconscio sia efficace e si adatti alla situazione corrente, senza doverci pensare dunque, e così, siamo liberi di spostarci nel tempo con la mente.

Eduard — Ma è qualcosa che bisogna imparare? Quando impariamo queste cose? In quale momento? Quando s’inizia a usare i meccanismi inconsci per poi spostarsi col pensiero nel tempo?

John — Beh, circa verso i quattro anni questa capacità dovrebbe cominciare ad emergere e ne vediamo lo sviluppo; ci si può appartare un po’ dal presente, smettere di essere condizionato da questo, e a quel punto, arrivano pensieri dal passato al futuro e s’inizia a ricordare; quindi, se abbiamo difficoltà a ricordare le cose che ci sono successe prima dell’età di quattro anni, è proprio perché ancora non c’è questa facoltà.

Il cervello a cinquanta bit al secondo

Se paragoniamo la mente a un computer, possiamo dire che ogni secondo che passa, il nostro inconscio elabora undici milioni di bit d’informazioni, provenienti dai cinque sensi; e questi milioni di bit, decideranno cosa fare in ogni situazione. Rendendoci conto di ciò, di quello che può essere l’ apporto inconscio, possiamo vedere, che risolvere i problemi con la parte cosciente di noi stessi, non è l’opzione migliore. Gli scienziati hanno calcolato che quando si moltiplicano due numeri, si elaborano dodici bit il secondo, e se si legge in silenzio, si può arrivare fino a trenta bit. Non è un fatto molto incoraggiante. Forse si può provare a leggere ad alta voce, in questo caso, i bit saranno quarantacinque il secondo, e non è un risultato eccezionale. In conclusione, la capacità di elaborazione di quelli che sono i dati della coscienza umana, arriva a un massimo di cinquanta bit in un secondo, il quale è un risultato ridicolo rispetto agli undici milioni che l’inconscio gestisce, senza che ce ne rendiamo conto; e anche se si pensa di conoscere un sacco di cose, in realtà è l’inconscio quello che sa e decide per te. Immaginate ad esempio che stiamo per comprare un appartamento; si guarda e si riguarda e in poco tempo già si sa se ci piace o no, se ci troveremo bene, se vogliamo vivere lì. In realtà, quella vaga sensazione così indefinita, è la fine di un’analisi frenetica che il nostro inconscio ha eseguito, mentre controllavamo le finiture e la disposizione della stanza. In dieci minuti di scansione, il nostro inconscio ha ricevuto sei miliardi di bit d’informazioni, cosa che non sarebbe possibile con la coscienza, non avrebbe viaggiato così veloce; per questa, sarebbero dovuti trascorrere almeno quattro anni della nostra vita prima di raggiungere il numero di bit necessari per prendere una decisione.

Eduard — Volevo chiederti un’altra cosa. Sei uno psicologo ed esegui molti esperimenti sulla coscienza e sull’inconscio. Succede spesso che le persone non intendano o non sanno realmente, i motivi per i quali si comportano nella maniera come si conducono?

John — È una domanda molto interessante. Sembra che le persone pensino di sapere quello che facciano, giungendo rapidamente a teorie e raccontandosi storie, ma il più delle volte si sbagliano, anzi, spesso sbagliano. Questo, possiamo costatarlo, anche dagli esperimenti d’ipnosi che ha fatto Michael Gazzaniga – celebre neuro-scienziato – venti anni fa circa. Per esempio, ipnotizzava qualcuno dicendo – mettiamo che era una donna – quando io conto fino a tre e schiocco le dita ti butterai giù e camminerai come un cane, e, infatti, questo accadeva, e quando rinveniva, diceva: oops, deve essermi caduto un orecchino e per questo motivo sono a terra. Lei non aveva scelto di essere sul pavimento, lo aveva fatto perché ipnotizzata, ecco perché, vedendosi a terra in determinate condizioni, subito cercava una spiegazione razionale che giustificasse ragionevolmente il fatto accaduto. Questo è solo un piccolo esempio di ciò che facciamo sempre: catturiamo gli impulsi che provengono da un altro posto e che guidano le nostre azioni, ma quando le mettiamo in atto, abbiamo sempre una bella storia per giustificare il perché facciamo quello che facciamo.

Eduard — E invece quando dici a qualcuno, che magari si è comportato in un certo modo, perché è successa una determinata cosa nel suo vissuto, scommetto che di solito si mette a ridere. Potresti darmi un esempio di questo, di qualcosa di un vissuto, che porta a comportarsi in un determinato modo?

John — Sì. Eravamo nello studio, e stavo chiedendo ai partecipanti, di pensare a quelle che sono le persone importanti: la madre, il padre, compagna o compagno, i loro bambini; noi già sapevamo che secondo il tipo di persona a cui si pensa, si attivano obiettivi nella mente a nostra insaputa. Ad esempio, molti di noi quando pensano ai propri genitori, vogliono soddisfarli, impressionarli, e magari far sì, che si sentano orgogliosi di noi; così, abbiamo invitato i partecipanti all’esperimento, a pensare alla loro madre, facendo loro delle domande: Dove vive? Parlami del suo appartamento? Dove va a fare lo shopping? Con ciò, facendoli pensare alla loro madre, facevamo leva su quello che è il bisogno inconscio di farla sentire orgogliosa; a questo punto, se chiedevamo loro di fare qualcosa in più, lo prendevano molto sul serio, molto di più che da altre persone.

Eduard — È incredibile!

John — Tuttavia, cambiando schema, se si chiedeva loro, di pensare ad un amico – di solito uno vuole aiutare i suoi amici e l’obiettivo per quanto riguarda i nostri amici è quello di aiutarli – le risposte erano diverse. In un altro studio che abbiamo condotto all’aeroporto, chiedemmo ai partecipanti di pensare a un amico, sempre con domande come: Dove vive? Dove prende l’autobus? E poi chiedevamo loro, scusa, ti dispiacerebbe aiutarmi con un altro studio? Forse dura mezz’ora, e ci rispondevano di sì, ma anche di no, anche se in proporzione minore. Poi spiegavamo loro, che avevano accettato, proprio perché prima pensavano ad un loro amico. Questa è la teoria, ma ridendo, davano come spiegazione, che era loro intento quello di aiutarci, dal momento che erano seduti in aeroporto senza fare nulla. E siccome naturalmente sono persone che amano aiutare, perché non farlo? Come possiamo vedere, c’è una tendenza immediata a motivare la propria condotta, ne hanno bisogno, in quanto, il fatto di pensare che altre cose o altre persone controllino la loro vita o quello che fanno, crea una certa inquietudine.

Eduard — È giusto pensare che un nuovo concetto di coscienza abbia molto più a che fare con l’affettività e il controllo delle cose che il vecchio concetto d’inconscio? È una nuova idea?

John — Molto, molto di più. Altri scienziati hanno rilevato l’importanza degli affetti e dei sentimenti: questi sono rilevanti, quando dobbiamo prendere una decisione o scegliere qualcosa, ci danno una direzione; quindi, sentendo che qualcosa è giusto o sbagliato, lo faremo o ci rifiuteremo. Inoltrandoci nello specifico, possiamo dire, che questi sentimenti provengono dall’inconscio, e che proprio attraverso e sul filo di quella sensazione su quanto ci accingiamo a fare, ci conducono a fare o non fare. Questa intuizione, questa reazione viscerale è il prodotto dei vecchi meccanismi inconsci.

Eduard — Se parli di una reazione viscerale, probabilmente quello che vuoi dire, è che c’è una sorta di separazione tra l’atto abituale di pensare coscientemente e gli organi biologici che ci fanno pensare inconsciamente. Vi è, infatti, una separazione anatomica tra i due?

John — No, non credo; molti scienziati hanno cercato le basi neurologiche della coscienza per sapere in quali cellule o in quale neurone fosse localizzata, ma finora senza risultati. Quello che emerge invece dai nostri studi, è che ci sono molte somiglianze, tra quello che facciamo consciamente e quello che facciamo inconsciamente, è come se i processi consci utilizzino i processi inconsci; come se facessero ricorso all’antico sistema, ecco perché possiamo dire che non c’è separazione di aree. Non si tratta qui, della vecchia nozione freudiana dell’inconscio, in cui si descriveva un sistema con proprie regole e meccanismi che interferivano con la coscienza; in realtà, è lo stesso cervello, la stessa mente, il cui funzionamento normale è inconscio, a cui però, possiamo accedere coscientemente, per fare una cosa diversa dal solito. Tuttavia la parte conscia accede e utilizza l’antico sistema per i propri scopi.

Eduard — Quindi stai cercando di dirmi, che posso avere impressioni implicite, che non sono consce e che affettano i miei atti consci, a prescindere.

John — L’hai detto, è così.

Eduard — Allora è in discussione il libero arbitrio? La capacità di agire per riflessione e per scelta, la libertà di essere responsabile di qualcosa sarebbe compromessa? Questa nostra idea di libertà, sarebbe in discussione dunque…

John — La cosa più importante che questa ricerca ha comportato, attiene a quelle che sono le implicazioni per il sistema giuridico, per quanto riguarda la responsabilità personale, la moralità. Quale impatto ha questo fatto sulla responsabilità personale? E in che misura il sistema giudiziario considera che a volte possa riferirsi a cose che la gente non intende fare o non attuerebbe? È un argomento molto interessante; infatti, sia tra gli esperti che su Internet e i vari blog, si stanno generando ora molti dibattiti su tutta questa questione.

Eduard — Magari, l’unico modo per chiarirci le idee riguardo al libero arbitrio, credo sia quello di continuare a scandagliare l’inconscio, del resto, le risposte sembra ci giungano da lì…

Il cervello inconscio

Pensiamo di percepire il mondo così com’ è, immediatamente o in maniera istantanea e senza sforzo, eppure, il senso della vista stesso ha i suoi limiti; infatti, solo il centro di ciò che si guarda si può percepire nitido e a colori. È il nostro cervello inconscio dunque, che corregge questi difetti del sistema visivo, e che sa, che con un semplice movimento del bulbo oculare, può portare l’oggetto da vedere, al centro del campo visivo, focalizzarlo, e vedere bene le parti che prima erano indefinite; e siccome è esso stesso che controlla l’azione, è in grado di prevedere come cambieranno le tue sensazioni visive prima di ogni movimento e correggere in anticipo gli errori nella retina. Inoltre, sappiamo che l’immagine del mondo salta ogni volta che cambia la direzione della nostra vista; infatti, se spostiamo lo sguardo seguendo un dito per controllare la nostra percezione della realtà, ci rendiamo subito conto, che è molto più instabile di quanto si pensi, rapportato a quando è invece il cervello a dirigere il movimento, che si comporta come un editore di immagini, lasciando solo i piani buoni. È la stessa cosa, quando si prende una bevanda gassata: se non ci ricordiamo che la bottiglia contiene del gas, ci sorprenderà la sua particolare sensazione in bocca, mentre invece, se si sa quale è il suo contenuto, il cervello ci predisporrà e non ci farà reagire con sorpresa, quando riceveremo le bolle di gas. Allo stesso modo predice e sopprime, alcune delle nostre sensazioni quotidiane poco rilevanti, come quando ci tocchiamo noi stessi, praticamente facendoci un favore, perché se fossimo coscienti del nostro corpo tutto il tempo, ci distrarrebbe da altre cose che richiedono la nostra attenzione. Per questo ad esempio, non possiamo farci il solletico, in quanto, il nostro cervello sa come si muoveranno le dita sulla pelle e quindi può predire la risposta e sopprimerla, invece non può prevedere come si muoveranno le dita di un’altra persona e quindi la nostra reazione è molto più intensa quando ci toccano gli altri. Il nostro cervello inconscio ci prepara per farci vedere e sentire in questo modo.

Eduard — E allora dovremmo ancora essere scettici riguardo la pubblicità sublimale? Questa cosa che ci è stata detta, che passi in tv e che noi non percepiamo a livello cosciente, ma il cui messaggio, ci solleciterebbe a bere questo o fare quello, a prendere un prodotto e non un altro. Che cosa crediamo ora sulla percezione subliminale? Abbiamo cambiato idea?

John — Credo che questo processo sia vero, ma il subliminale non è necessario per riuscire a influenzare le persone inconsapevolmente. Faccio un esempio: uno dei fattori che contribuiscono al problema dell’obesità – almeno negli Stati Uniti, dove è davvero un problema – sono gli annunci pubblicitari sul cibo, soprattutto per i bambini ma anche per gli adulti. Abbiamo fatto uno studio lo scorso anno che pubblicheremo quest’ estate, in cui abbiamo dimostrato ciò che accade, trasmettendo ad esempio, un frammento di una commedia con Jim Carrey per cinque minuti, intercalandovi nel mezzo gli annunci di Mc Donalas o di qualche fast food e qualsiasi altro show televisivo dove invece, non si trasmette alcun annuncio. Abbiamo chiesto alle persone di guardare la TV e abbiamo dato a loro un sacchetto di salatini o uno spuntino, e così, abbiamo visto che dove c’erano annunci di cibo, le persone mangiavano un 45% in più rispetto agli altri. Immagina di essere a casa e guardare in TV questi annunci che ti fanno mangiare un 50% in più di quello che normalmente mangi ogni giorno, giorno dopo giorno, senza rendertene conto. Funziona con i bambini come con gli adulti; non hanno idea di ciò che li spinge a mangiare più del necessario, eppure l’hamburger di Mc Donals è lì e si vede perfettamente. Ecco perché non possiamo dire propriamente subliminale, né che sono le patatine fritte o qualunque sia il prodotto e che quindi ci piace o meno, è lì e ti porta a mangiare di più, questo è un fatto, a cui la gente però non crede e quindi non si protegge e non si difende da questo.

Eduard — Bene, allora diciamo che è cambiato il concetto di quello che intendevamo come subliminale.

John — Sì. Ed è diventato molto più potente. Esso copre tutti gli aspetti di cui non siamo consapevoli e non solamente di ciò che non possiamo vedere.

Eduard — Alcune persone, come sai, soprattutto in Occidente, fra cui alcuni scienziati, ritengono che gli umani, siano fondamentalmente cattivi, mentre altri pensano che siano buoni per natura. Da quanto abbiamo appurato, siamo così connessi al mondo esterno e facilmente influenzabili, che mi chiedo se abbia senso a questo punto, continuare a parlare dell’uomo di natura diversa.

John — Non possiamo dire che le persone siano fondamentalmente buone o cattive, l’unica cosa che si può dire, dagli studi fatti nel dipartimento di John Green di Havard, è che alcune persone tendono a essere buone e altre hanno la tendenza opposta, verso la cattiveria. Posso riportare uno studio, fatto da un esperimento, in cui si dava alle persone, la possibilità di barare per vincere del denaro e con la certezza di non essere scoperti. I partecipanti dunque, avrebbero vinto dei soldi se indovinavano il risultato nel gioco di testa e croce, ma si chiedeva che dopo fossero loro stessi a dire se avessero indovinato o no, e nel caso affermativo ottenevano il denaro. L’esaminatore poteva sapere solo per statistiche se l’esperimento era congruo e cioè si doveva avvicinare al 50%. Abbiamo visto quindi, che mentre un gruppo di persone hanno dichiarato con onestà, perché il totale era arrivato o si avvicinava al 50%, un altro gruppo la cui totalità si avvicinava al 90% , statisticamente, erano stati disonesti. Dimostrando così, che una persona disonesta trova difficoltà ad essere onesta e viceversa; e possiamo concludere, che non tutti sono onesti e hanno difficoltà ad essere disonesti, come non tutti sono disonesti e fanno fatica ad essere onesti, ma che in realtà ci sono alcune persone che sono oneste per tendenza insita nel loro vissuto e altre disoneste, e credo lo stesso si possa dire per la bontà e cattiveria.

Eduard — Chi pensava, che dopo aver letto quest’articolo, potessero avere una qualche soluzione, su questioni importanti che l’umanità ha discusso per migliaia di anni, se siamo fondamentalmente buoni o sostanzialmente cattivi, continueranno con i dubbi, in quanto, i recenti esperimenti non stanno dando ragione a nessuno: alcuni sono buoni e alcuni sono cattivi, ma di una cosa non c’è dubbio, l’impressione che dobbiamo buttare nella spazzatura la vecchia concezione dell’inconscio. Sembra che l’inconscio fa quasi tutto, ed è incredibile.

Crediti
• Intervita di Eduard Punset allo psicologo John Bargh

Sergio Parilli
Anna Maria T.
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