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«L’uomo non è mai del tutto se stesso quando parla per proprio conto. Dategli una maschera e sarà sincero» — disse Oscar Wilde. Precisamente, quanti uomini hanno la sincerità di aprirvi il cuore o farvi vedere il loro volto nudo? Il sacrificio altrui… però è bello deificarlo, da un’età egoista come la nostra. Ma comprenderlo? Amarlo? Accarezzarlo colle proprie mani e flagellare con esso le proprie carni; chi ha l’esuberante stoicismo di farlo? Il dolore io l’ho amato, è stato per me il fratello più sincero, è stato lui che mi ha steso davanti quella scia di stelle lucenti e luminose. Oh! fratello sincero, che per trovarti non ho sentito il male che mi facevano le spine anche quando i miei piedi sanguinavano, e quanto ho percorso e camminato; dall’arsura sopportata il mio spirito si è essiccato, l’anima mia dallo strazio si è fatta a brandelli. Gli uomini, ed il consesso creato da essi — l’umanità — quest’associazione composta di animali ragionevoli, che non arrivano mai ad agire secondo ragione, ti hanno sempre fuggito, nell’intimo sotto la maschera per te hanno spasimato e ti hanno invocato assieme al nostro fratello sacrificio, ma sopra la maschera ci hanno dileggiati e scherniti. Eppure vedi, o dolore, che gli uomini, per ostentare almeno di volersi un po’ di bene, hanno proprio bisogno che tu li flagelli, che tu li riconcili. Quando dentro il cratere delle loro cattiverie abbiamo lasciato andare come guerriero impavido che non trema, il nostro fratello — il sacrificio — hanno riso come folli.
Non ci hanno compresi, o gli tornava conto di non comprenderci. Eppure noi, anche se ingenui fanciulli balbettanti cogli occhioni spalancati, li abbiamo compresi e abbiamo visto cosa sono gli orridi mostri. Ed abbiamo meravigliosamente ancora l’ingenuità di dirgli cosa meritano e cosa sono.
I martiri e gli eroi, i genî e gli intelletti, li amiamo come astri splendenti che hanno illuminato il cammino a chi ama le alte vette.

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