⋯
Il mondo che ci viene imposto, quello che ci brucia la carne e ci spezza le ossaMessaggera di Zeus, è il dàimon della Voce che si diffonde nell'esercito acheo, per chiamarlo all'assemblea; Hom. Il. 2, 93-94. In Hom. Od. 1, 282-283 (minusc. nelle nostre edizioni) è la Ossa "che viene da Zeus e dà la gloria agli uomini", mentre in... Leggi, non merita le nostre lacrime. Sarebbe fargli troppo onore; tutto ciò che merita è il nostro disprezzo. Meglio: il nostro sdegno, la variante altera ed orgogliosa del disprezzo, quella improntata ad un giusto sentimento di superiorità.
Il disprezzo è eredità storica dell’aristocrazia. Per questa ragione fa orrore a coloro che li hanno depennati dal potere: gli utilitaristi borghesi, i democratici, i filantropi, i creatori di ricchezza, i benefattori dell’umanità – i nostri Padroni. Se ci affamano, se ci istupidiscono, se ci rubano i giorni e le notti, se ci sorvegliano, se ci rinchiudono, se ci torturano, è sempre in nome dell’interesse superiore dell’umanità, della nazione, del progresso, della ragione, della libertà, della civiltà, della prosperità. In breve: in nome di una causa superiore e trascendente. Lo fanno per il nostro bene, e non è affatto uno scherzo: ne sono convinti. Con le istituzioni che controllano, con gli strumenti di potere a loro disposizione, si applicano con pazienza a creare la Nuova Umanità perfettamente addomesticata, innamorata delle proprie catene, incapace di vivere senza di esse e che le difende con le unghie e con i denti quando sono minacciate. E stanno per riuscirci – se non è già accaduto.

Quando i nostri padroni praticano il disprezzo è quasi loro malgrado, da tanto è grande la loro filantropia. Si lasciano andare a questo difetto quando non riescono più a reprimere quella violenta ostilità che deriva dal sentimento di aver sgobbato duro per la felicità delle moltitudoni eternamente indisciplinate, fannullone, ingrate e soprattutto incapaci di comprendere il bene comune. E ancora, lo fanno di nascosto, quasi con vergogna, perché questo è il prezzo da pagare per mantenere il mito democratico. Ai giorni nostri il disprezzo è diventato piuttosto appannaggio di coloro che Nietzsche chiamava i deboli, gli esseri del risentimento, e che sono i membri di questa nuova umanità amante delle sue catene: i reazionari più inetti, gli xenofobi, gli omofobi, i misogini, gli identitari, i nostalgici di un ordine tradizionale che non è mai esistito altrove se non nella loro testa. Queste carogne non sanno nemmeno servirsi correttamente del disprezzo; è come se fosse stata data una rivoltella ad un monco. Ne fanno un’arma puntata contro l’individuo, in nome di una superiorità che deriva dalla loro conformità ai dispositivi di potere che sono tuttavia la fonte di tutte le disgrazie, le loro come le nostre. Essi si immaginano che, costringendoci ad unirci al gregge ed a piegarci alle loro prescrizioni, allevieranno le proprie sofferenze, mentre non fanno che rafforzare il potere dei nostri Padroni – anche se talvolta cercano di farci credere il contrario, anche se si presentano come «anti-sistema», ovvero «rivoluzionari». Tutto ciò che desiderano è reprimere quelli e quelle che hanno la tracotanza di rifiutare di condividere il loro inferno.

Per noi che subiamo l’oppressione piena di sollecitudine degli innamorati del genere umano, è più che mai ora di espropriare il disprezzo e di metterlo in atto come un rapporto generale col mondo. Siamo tutti e tutte, senza eccezioni, superiori alle identità che ci sono state imposte come marchi da bestiame. Siamo tutti e tutte, senza eccezioni, superiori alle mediocri istituzioni sociali che ci incatenano. Nessuna di queste merita rispetto. Nessuna merita di essere riformata. Nessuna può essere salvata. Sono tutte, strettamente parlando, disprezzabili, non foss’altro perché ci hanno spogliato della nostra individualità per relegarci al rango di astrazioni, di semplici elementi che ereditano qualità dall’insieme in cui siamo stati arbitrariamente posti.
O miei fratelli e mie sorelle, voi che amo al di là della ragione, impadroniamoci insieme del disprezzo, rivoltiamolo come un calzino e brandiamolo contro questo mondo che non smette di avvilirci e che è indegno della nostra sublime bellezza.

Crediti
 • Anne Archet •
 • Pinterest •   •  •

Similari
Tutto è un cerchio
27% Alce NeroFrammenti
Voi avete notato che ogni cosa fatta da un Indiano è in un cerchio. Questo succede perché il Potere dell’Universo agisce secondo dei cerchi e ogni cosa tende ad essere rotonda. Nei tempi antichi, quando eravamo un popolo forte e felice, ogni nostro potere⋯
In nome dell’esistenza di tutti
26% Michel FoucaultSchiele Art
Mai le guerre sono state più sanguinose che dal XIX secolo in poi e, anche fatte le debite proporzioni, mai i regimi avevano praticato fino a quel momento sulle loro popolazioni simili olocausti. Ma questo formidabile potere di morte si presenta ora come ⋯
Pensavo nella bergère
25% FrammentiThomas Bernhard
Sono stato io Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io, principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non sfuggì alla sospettosa Era che,... Leggi a voltare le spalle a costoro, non loro a me, pensavo. Noi ci leghiamo a queste persone a filo doppio, poi, tutt’a un tratto le detestiamo e le lasciamo andare. Per anni corriamo loro appresso e mendichiamo la loro simpatia, pensavo, e a un ⋯
Costruzione della storia
24% AnonimoPercorsi
Sembrerebbe che le belle dichiarazioni delle società o delle nazioni, che si riuniscono e fanno bellissimi manifesti, non servono quando bisogna frenare a chi ammazza. Occorre che chi ammazza non si guidi dai manifesti delle buone coscienze. Le buone cosc⋯
Una irritazione
23% FrammentiThomas Bernhard
La maggioranza delle persone non ci interessa per niente, continuavo a pensare, quasi tutti quelli che ci capita di incontrare non ci interessano affatto, non hanno da offrirci altro che la loro inermità di massa e la loro stupidità di massa, e per questa⋯