Introduzione

 ⋯
“Philosophy and Revolution: the Text, the Context and the Texture” è un articolo che Panikkar ha pubblicato nel luglio del 1973 sulla rivista di studi interculturali «Philosophy East and West», vol. 23, n° 3, pp. 315-322. Mai apparso in traduzione italiana, è interessante per diversi motivi. Anzitutto perché il tema della rivoluzione è stato di rado (per non dire quasi mai) affrontato da Panikkar. Ma soprattutto perché si offre qui la possibilità di chiarire il senso di quella inseparabilità tra teoria e la prassi che Panikkar ha teorizzato per tutta la vita e che, fondamento di tutta la sua filosofia, viene qui affrontato nel caso concreto di studio del binomio filosofia-rivoluzione, per di più calato nell’ambito storico-sociologico della situazione dell’India di quegli anni. Per Panikkar «non solo ogni rivoluzione ha la sua filosofia, ma non ci può essere alcuna rivoluzione senza una filosofia che la sostenga, dimodoché se quest’ultima viene a mancare nessuna rivoluzione può aver luogo». È infatti compito della filosofia offrire ad una certa tradizione culturale degli strumenti culturali adeguati allo scopo rivoluzionario. Non è possibile esportare ideologie e filosofie (e nemmeno democrazie, potremmo aggiungere oggi) verso culture affatto diverse nei propri modi di intendere e volere la realtà. Panikkar spiega chiaramente che «la rivoluzione non è né un valore universale né un fatto umano universale. Essa è di casa all’interno di una filosofia particolare» e conclude che se una vera rivoluzione dovrà aver luogo in India, essa dovrà essere sostenuta da una filosofia adeguata e non potrà avere origine, «come molte delle moderne rivoluzioni dell’Occidente, da un’impazienza nei confronti della parousia». Non esistono universali, dunque; ma nulla esclude che una mutua fecondazione (Panikkar sottolinea spesso l’importanza dell’aggettivo rispetto al sostantivo) arricchisca entrambe le culture che entrano in reciproco contatto, nel farsi dell’armoniosa tessitura della comune trama umana. Questo è un lavoro che «è ancora da fare». Ho curato la traduzione dall’inglese del testo e delle note, nonché le traduzioni delle note dal francese e dallo spagnolo (il testo originale è sempre riportato tra parentesi). Le note sono di Panikkar. La traduzione è stata gentilmente autorizzata dalla University of Hawai’i Press, editrice della rivista «Philosophy East and West».

Paolo Calabrò

Similari
La rivoluzione come teoria filosofica
51% FilosofiaRaimon Panikkar
Una rivoluzione è destinata al fallimento se non si prendono in considerazione i vari gruppi e sottogruppi di uomini e donne ai diversi livelli della società; d’altro canto, una rivoluzione non può aver luogo se le varie strutture e sottostrutture intelle⋯
Temerne l’opposizione
31% Arthur SchopenhauerFilosofia
. E poi come potrebbe, una religione, aver bisogno del suffragio di una filosofia? Essa ha tutto dalla sua parte; rivelazione, scritture, miracoli, profezie, protezione statale, il sommo rango che spetta alla verità, consenso e venerazione di tutti, migli⋯
La comunizzazione
26% EstrattiPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯
La rivoluzione è in te
25% Politica
La rivoluzione non è nel libro che si stai leggendo. La rivoluzione non è nel documentario che stai vedendo. La rivoluzione non è nel sito che stai guardando. La rivoluzione non è nelle immagini dei social network. La rivoluzione non è nell’organizzazione,⋯
Denuncia di tutte le finzioni
24% FilosofiaGilles Deleuze
Quando qualcuno chiede cosa sia la filosofia, la risposta deve essere aggressiva giacché la domanda si assume come ironica e pungente. La filosofia non serve allo Stato e né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni. Non serve a nessun potere costituito⋯