Serpente di piccole dimensioni, non più lungo di dodici dita (circa una spanna), dotato di una macchia bianca sulla testa, si distingue dai suoi simili anche per l’andatura eretta, non strisciante (erectus in medio incedens; Plin. Nat. Hist. 8, 33, 78; Aelian. Hist. anim. 2, 5). Forte è la tentazione di identificarlo con il cobra. Lucano (Bell. Civ. 724-26), ricordandone il mortifero sibilo, lo include in un esauriente “catalogo” serpentesco, del quale Dante serberà memoria nella bolgia dei ladri (Inf. 24, 85 ss.). Non solo il suo tocco, ma lo stesso soffio è distruttivo, ovunque si posi (exurit herbas, rumpit saxa). Il suo veleno può attraversare gli oggetti, se è vero che una volta, dice Plinio, un cavaliere e lo stesso cavallo furono annientati dal tossico risalito lungo l’asta usata per ucciderlo, cfr. anche Aelian. Nat. anim. 2, 5. Terribile è il potere dello sguardo: chiunque lo incroci muore. Il solo modo per guardarlo è nel riflesso di uno specchio, come fece Perseo con la Medusa, dal cui sangue tutti i rettili di Libia derivano (Lucan. Bell. Civ. 696 ss.). Alessandro Magno, durante la spedizione in India, usò per sconfiggere il terribile animale (cfr. LeoEroe eponimo figlio di Orfeo. Per liberare Atene da una terribile pestilenza, sacrificò tre delle sue figlie come suggeritogli dall'oracolo delfico.... Leggi Neapol. Hist. de prelis Alex. Magni rec. I 3, p. 320, sec. X) lo stratagemma di far mettere uno specchio sullo scudo dei suoi soldati. Suoi nemici mortali sono la donnola e il gallo: la prima lo uccide con il proprio odore (Plin. Nat. hist. 8, 33, 79), il secondo proteggeva i viaggiatori che attraversavano la Libia (Aelian. Nat. anim. 3, 31). Nei bestiari tardo antichi e medievali la sua natura s’intreccia con quella del gallo suo nemico; può anche diventare quadrupede, o assumere le piume mantenendo la coda da rettile: nasce cosí il basilgallo (basilicock in Chaucer). Il Medioevo lo carica di valenze negative, assimilandolo ora al Diavolo (o all’Anticristo), ora al peccatore o all’eresia. Per S. Antonio di Padova (Sermoni) rappresenta l’iracondia. Cecco d’Ascoli έ arso sul rogo nel 1327 con l’accusa di stregoneria έ ricorda che “Segnor’è il bavalischio di serpenti” (Acerba, 30). Il pregiudizio ha radici bibliche: Isaia (59, 5) cita un rettile velenoso, l’ebraico tsepha, che nella traduzione dei LXX diventa βασιλίσκος e nella Vulgata basiliscus. Similmente avviene in Geremia 8, 17 e in Salmi 91, 13. Le traduzioni moderne, più caute, preferiscono “aspide, vipera, serpente“.
L’etimologia è semplice: βασιλίσκος, diminutivo di βασιλεύς (vocabolo già attestato in miceneo, qa-si-re-u), significa “piccolo re”, lat. basiliscus e regulus, designando il “re dei serpenti“, per i suoi terribili poteri, nonostante le piccole dimensioni.

Crediti
   •  Βασιλίσκος  •
 • cfr. pagina web: DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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