Figlia di Mileto e di IdoteaNinfa figlia di Proteo, insegnò a Menelào come costringere Proteo a dirgli la via per il ritorno a Sparta. Altra Idotea fu la moglie di Mileto, fondatore dell'omonima città IDRA DI LERNA Mostro dalla forma di serpente con nove teste, le quali se tagliate... Leggi e discendente da Apollo ApolloSenza dubbio dopo Zeus, Apollo è il dio più importante della mitologia greca. Il mito di Apollo è legato a quello di Artemide (sorella gemella di lui) con le differenze sessuali ed ha un carattere parallelo. Latona sedotta da Zeus pellegrinò a lungo sulla... Leggi e AcacallideFiglia di Minosse primo re di Creta, madre di Filachide e di Filandro ebbe lo stesso nome la moglie di Minosse, che gli diede un figlio, Oàsso.... Leggi, figlia di MinosseFiglio di Zeus e di Europa. La madre dopo essere stata abbandonata da Zeus sposa Asterio re di Creta, alla morte di costui pretese la successione al trono, perciò prego Poseidone che gli mandasse egli stesso la vittima da sacrificare per la sua incoronazione,... Leggi. Bibli aveva un fratello gemello di nome Cauno e del quale era follemente innamorata. Finché ella riuscì a dissimulare questa passione, i genitori non si accorsero di nulla; ma lei si sentiva dominata dalla passione che, giorno dopo giorno, diventava sempre più arduo sopportare: decise allora di precipitarsi di notteDea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento, depose l'uovo d'argento dal quale nacque Eros. Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos. Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno... Leggi dall’alto di una roccia. Si recò verso la vicina montagna e tentò di gettarsi nel vuoto. Ma le Ninfe Con questa parola i Greci designano una giovane donna in età sessuale matura, per cui il termine poteva essere usato per indicare senza distinzione una dea o una mortale. Il termine anche se indicava una figlia di dea o una figlia di dio non... Leggi ebbero pietà di lei e lo impedirono; poi la immersero in un sonnoNell'antica mitologia greca, il dio del sonno, figlio dell'Erebo e della Notte.... Leggi profondo e la trasformarono da mortale in una ninfa Amadriade che chiamarono Bibli e di cui fecero la loro amica e compagna. Le genti del luogo chiamano ancor oggi le gocce che colano da quella roccia Lacrime di Bibli. Il mito che abbiamo appena letto ci è stato tramandato da Nicandro.

…Del resto neppure lui, anche se rinunciassi alle mie speranze, potrà mai dimenticare ciò che ho avuto l’impudenza di fare; e se desisterò, sembrerà che abbia agito da sventata o che abbia voluto metterlo alla prova tendendogli un’insidia; comunque penserà ch’io non sia stata vinta dalla tirannia del nume, che strazia e brucia il mio cuore, ma dalla lussuria. Infine non posso negare d’aver commesso un’infamia: gli ho scritto e l’ho supplicato, mostrando intenzioni perverse; anche se ora mi fermassi, non potrei più dirmi innocente. Lunga la strada che si frappone ai miei voti, ma breve alla colpa». Così dice, e tanta confusione e incertezza v’è nella sua mente, che, pur pentita d’aver tentato, vuol tentare di nuovo, e perde il senso della misura, esponendosi, ahimè, a continui rifiuti. Infine Càuno, poiché lei non gli dà tregua, fugge dalla patria e da quell’abominio e fonda una nuova città in terra straniera. Allora, sì, la figlia di Mileto perde per l’angoscia del tutto la ragione, allora, sì, come una furia si strappa dal petto la veste e si percuote, si dice, le braccia. Ormai è pazza, non c’è dubbio; parla a tutti della sua speranza d’amore ed essendole vietata, lascia la patria e i suoi penati fattisi odiosi, e parte alla ricerca del fratello fuggitivo. La vedono correre urlando per la distesa dei campi le donne di Bùbaso, come quando, ossessionate dal tuo tirso, figlio di Sèmele, le baccanti di Tracia celebrano ogni tre anni i tuoi riti. Lasciata Bùbaso, vaga tra i Cari, tra i Lèlegi e per la Licia. Già s’è lasciata il Crago e il Lìmire alle spalle, i flutti dello Xanto e l’altura sulla quale abitò Chimera, che dal ventre spira fiamme e ha petto e muso di leonessa, coda di serpente. Si diradano i boschi, quando tu, sfinita a forza d’inseguirlo, cadi e rimani distesa con i capelli sparsi, Bibli, sulla dura terra e col viso che preme le foglie morte. Più volte, è vero, con dolcezza le ninfe della terra dei Lèlegi tentano di sollevarla; più volte, per guarirla dall’amore, l’incoraggiano, ma a una mente spenta non serve il loro conforto. Muta giace Bibli, tra le unghie stringe l’erba verde e inonda tutto il prato d’un mare di lacrime. Da quelle, si racconta, le Naiadi fecero sgorgare una polla, che mai si potesse seccare: c’è dono migliore? Subito, come la resina gocciola dalla corteccia incisa, o come vischioso trasuda il bitume dal grembo della terra, o come ai primi lievi soffi del Favonio, l’acqua, cristallizzata dal gelo, si scioglie al sole, così struggendosi in lacrime, Bibli, nipote di Febo, si trasforma in fonte, che ancor oggi in quelle vallate porta il nome della sua signora e sgorga ai piedi di un leccio scuro. (Ovidio – Metamorfosi, IX, 441-665)

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