Figlia di PosidonePosidone è in Omero uno dei tre figli di Crono e di Rea che si divisero il regno del padre: gli toccò il dominio del mare (Hom. Il. 15, 187-193), mentre Ade ebbe il regno degli Inferi e Zeus quello del cielo. L'associazione con... Leggi e di Gea Dea primigenia della Terra, nata dal Caos, generò da sola Urano e il Ponto. Veniva venerata come divinità della terra e dei morti, considerato che i morti ritornano alla terra. Era raffigurata a mezza figura uscente dal suolo.... Leggi. Mostro rapace, rubò a Eracle EracleZeus incapricciatosi di Alcmena, prende le sembianze del marito di lei, Anfitrione. Zeus passa con la donna un giorno e una notte d'amore, notte che in effetti era durata tre giorni poiché Zeus aveva ordinato al sole di riposarsi per tre giorni. Intanto fatto... Leggi una mandria di buoi e Zeus ZeusIn tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito... Leggi la punì fulminandola e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla Le due rupi poste tra l'Italia peninsulare e la Sicilia, affacciate sullo stretto di Messina, note fin dall'antichità per in pericolo che rappresentavano per la navigazione e ritenute sede di due terribili mostri chiamati con quei nomi. Scilla, sulla rupe posta in prossimità di... Leggi ; qui rimase sotto forma di grande scoglio, pericoloso per i naviganti. Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse.
Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi Le due rupi poste tra l'Italia peninsulare e la Sicilia, affacciate sullo stretto di Messina, note fin dall'antichità per in pericolo che rappresentavano per la navigazione e ritenute sede di due terribili mostri chiamati con quei nomi. Scilla, sulla rupe posta in prossimità di... Leggi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla.
Rappresentava i pericoli della navigazione nello stretto di Messina.


Crediti

   • Χάρυβδις •
 • Autori Vari •
 • Dizionario dei miti e dei personaggi della Grecia antica •
Figlia della Terra e di Poseidone, mostro informe, sorta di gorgo marino che ingoiava tutto ciò che passava per lo stretto di Messina (Hom. Od. 12, 73 ss.; 104 ss.; 234 ss.; 430 ss.).
Si tratta di un nome di difficile interpretazione, tanto che Chantraine (DELG) ritiene che sia senza etimologia. Stoll (in Roscher, Myth. Lex. I col. 888) lo interpretava come “gola e abisso che gira vorticosamente“, ricollegandolo a χαράδρα, “burrone roccioso, letto di torrente“. Carnoy (DEMGR) ipotizza in modo poco plausibile che si tratti di un nome pelasgico derivante da *kar, “duro“, con riferimento allo scoglio su cui si trovava.
Rubò a Eracle una mandria di buoi e Zeus la punì fulminandola e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla; qui rimase sotto forma di grande scoglio, pericoloso per i naviganti. Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse. Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla. Rappresentava i pericoli della navigazione nello stretto di Messina.


Crediti

   • Χάρυβδις •
 • DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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