Divinità infernale originaria dell’AsiaNinfa figlia di Oceano e di Teti, diede il suo nome a una delle tre parti del mondo allora conosciuto.... Leggi Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con ArtemideDea romana delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e della caccia per i greci si chiamava Anrtemide ed era la sorella gemella di Apollo. Aveva molte cose in comune col fratello: le morti improvvise degli uomini erano attribuite ad Apollo, quelle... Leggi e con Demetra DemetraNota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono, che la inghiottì come secondo (infatti la il primo piatto... Leggi.
Secondo Esiodo (Teogonia 411-452), figlia di Perse e Asteria (nel resto della tradizione poetica la dea è considerata figlia di Zeus ZeusIn tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito... Leggi, o del TartaroFiglio dell'Etere e della Terra, padre dei Giganti dei tempi primordiali. I Greci chiamarono Tartaro il luogo sotterraneo in cui Zeus precipitò e imprigionò i Titani. Il nome indicò poi quella parte dell'Inferno in cui i malvagi subivano atroci tormenti, e anche, in generale,... Leggi, o di Aristeo Figlio di Apollo e della ninfa Cirene, fu allevato dalle ninfe che gli insegnarono a coltivare l'olivo, ad allevare le api per il miele e a rapprendere il latte. Educato dal centauro Chirone nell'arte della guerra e della caccia. Egli dedicò la sua vita... Leggi.), era signora del regno infero, delle evocazioni, degli incantesimi e dei fantasmi. I suoi simulacri venivano eretti nell’interno delle case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò anche l’appellativo di Trivia.
Le furono dedicati templi a Egina di Metope figlia del fiume Ladone. Egina fu rapita da Zeus che voleva farla sua, ma Asopo avvertito da Sisifo del rapimento mise in fuga il rapitore che per sfuggire si mutò in roccia, davanti alla quale Asopo passò senza accorgersi di niente. Zeus... Leggi, ad Argo Argo1) Figlio di Agenore e di Gea. Si diceva che avesse cento occhi che dormivano e vegliavano a turni di cinquanta, era dotato di una forza immane grazie alla quale uccise il satiro che rubava le greggi agli Arcadi e così pure Echidna che... Leggi, a Samotracia e in moltissime città dell’Asia Minore.
Gli Ateniesi le eressero una statua sull’Acropoli. Era detta triforme e come tale veniva spesso rappresentata (con tre teste e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste, (Artemide), terrestre (Demetra) e ctonia (Ecate). Col nome di Protirea aiutava od opprimeva le donne nel parto.


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Esiodo dedica una consistente sezione dell’ “Inno a Ecate”, sul quale sembra però gravare il sospetto di un’interpolazione più tarda di origine orfica -, dove la dea risulta oggetto di una particolare venerazione, paragonabile a quella delle Muse I Romani assimimilarono le Muse con le loro antiche divinità locali chiamate Camene e che erano ninfe delle sorgenti e delle acque venerate presso il boschetto di Porta Capena. Figlie di Zeus e di Mnemosine (che significa Memoria). Il sommo dio si unì per... Leggi.
Ecate viene descritta come dea che sovrintende ai giovani e che esplica la sua funzione in tutti e tre i regni (il cielo, la terra e il mare), recando la felicità ai suoi devoti in tutte le attività della vita quotidiana. Ma la sua identità divina acquistò presto una connotazione mistica e notturna testimoniata già nell’Inno omerico a Demetra e poi nei tragici , tanto da essere affiancata alla coppia Demetra-Persefone, e poi identificata con Artemide nella sua veste di dea lunare.
In era tarda fu adorata da maghi e streghe, che le sacrificavano agnelli e cani neri.
Nelle raffigurazioni artistiche, appare spesso con tre corpi o con tre teste e con serpenti attorcigliati al collo, sui trivii stavano i suoi simboli, tre maschere di legno su un palo o una statua triforme.
Nonostante le apparenze, Ecate era benigna ed assisteva e contentava chi la invocava; “da Dia Cronide è sovra tutti onorata: le largì egli splendidi doni e la sorte della terra e dello sterile mare. Anche sul cielo stellato ella è stata fatta partecipe di onori, ed è stimata grandissimamente dagli dei immortali” (Esiodo, Teogonia, 411 e segg.).


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Nome di una dea arcaica, discendente dalla generazione dei Titani, benevola verso gli uomini (Hes. Theog. 404-452) ma anche inquietante per le sue abitudini notturne e il suo seguito di cagne.
Si tratta del femminile di ἕκατος, epiteto di Apollo arciere, che secondo Chantraine è una forma abbreviata per Ἑκατηβόλος (DELG, s. v), e non un prestito da una lingua dell’Asia Minore. Il nome significherebbe allora “che colpisce a volontà, che agisce come le piace”, qualità propria di questo dio. Meno plausibili sembrano le due proposte di Room (Room’s Classical Dictionary, p. 149): se si può considerare possibile una derivazione da ἕκας, col significato di “colei che ha potere da lontano”, sembra potersi escludere ogni rapporto con ἑκατόν, che darebbe il significato di “centupla”.


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