Uccello favoloso, nominato già in un frammento del corpus esiodeo, Fr. 304 M.-W. (= Plutarch. De Def. Orac. 415 C), dove si attribuisce alla Fenice una vita lunghissima, calcolata in “generazioni” (γενεάς) in un crescendo che vede coinvolti rispettivamente la cornacchia, il cervo, il corvo, la Fenice appunto e infine le Naiadi, le più longeve di tutti (anche se, precisa Plutarco, una “generazione” dovrebbe corrispondere a un anno, ἔστι γὰρ ἐνιαυτός). Il passo sarà ripreso e parafrasato da Plinio (Nat. Hist. 7, 49 153). Dopo gli ippopotami e prima dei serpenti alati, Erodoto (2, 73) descrive con un certo scetticismo questo “uccello sacro” (òrnis iròs), che vide soltanto dipinto, dotato di penne d’oro e rosse, dalla forma e dalla grandezza d’aquila. La Fenice appare, a detta degli Eliopolitani suoi informatori, ogni cinquecento anni, quando gli muore il padre: allora lo trasporta dall’Arabia fino al tempio di Helios in Egitto, dopo averlo collocato all’interno di un uovo fatto di mirra. Anche per Eliano (Aelian. Nat. anim. 6, 58) la Fenice è un “uccello divino, sacro” (thèios òrnis) che vive cinque secoli, ma tra gli Egiziani soltanto pochi sacerdoti sanno quando tale periodo abbia termine. Piú tardi, Filostrato (Vita Apollon. Tyan. 3, 49) inserisce una breve digressione sulla Fenice nel racconto del viaggio di Apollonio tra gli Indiani, precisando che ne esiste un solo esemplare (mentre Eliano usa il plurale). Aggiunge inoltre che, secondo gli Indiani, l’uccello “mentre si consuma nel nido, canta inni funebri in proprio onore”, mettendo tale canto in relazione a quello del cigno. L’uccello purpureo che rinasce dalle ceneri e opera guarigioni miracolose con le sue lacrime (tema che non appare antico) è ripreso nella fiction di J. K. Rowling, H. Potter and the Chamber of Secrets (2002).
La leggenda della Fenice sembra iniziare dunque in età arcaica (con Esiodo) e classica, e almeno a partire da Erodoto è collegata con la Fenicia, l’Arabia e soprattutto con l’Egitto. Donde il prevedibile ricorso a un’etimologia egiziana, da bjn “probably pronounced “bo-in”, che indicherebbe sia la palma φοῖνιξ che questo uccello (D’Arcy Thompson, A Glossary of gr. Birds p. 306 ). Altra etimologia egizia da be-nu, bnu, o bwn che indicherebbe una specie di airone, cfr. anche il φοινικόπτερος o fenicottero (Chantraine s. v. φοῖνιξ1. Nome di uno dei figli di Agenore, eponimo dei Fenici (Apollod. Bibl. 3, 1, 1); 2. altro personaggio con questo nome è un compagno di Achille, figlio di Amintore, re d'Eleone in Beozia (Apollod. Bibl. 3, 13, 8); cacciato dal padre, si rifugiò... Leggi). Il sema dominante di tutti i numerosi significati di φοῖνιξ (1. stoffa dipinta di rosso vivo; 2. regione e popolo della Palestina; 3. palma da datteri; 4. strumento musicale), sembra essere quello cromatico, “rosso porpora”, presente già nel miceneo po-ni-ke, PY Ta 714, dove sembra riferirsi a ornamenti in forma di palma (non di grifone Creatura rappresentata in letteratura e arte con la testa e le ali di un'aquila e il corpo di un leone; talvolta ha la coda di un serpente. Una sua raffigurazione veniva posta a guardia nelle antiche miniere di Elettro, Il grifone a oggi è... Leggi, come precisa Palmer, Interpretation, p. 446), o a una spezia detta po-ni-ki-jo, KN Ga 418; o ancora al colore cremisi di un carro, KN Sd 0401. Si può riportare a una formazione aggettivale in -ικ (da *ə3kw-) del greco φοινός, “rosso sangue” (Chantraine, DELG s. v φοῖνιξ 1.).

Crediti
   •  Φοῖνιξ  •
 • cfr. pagina web: DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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