A quanto pare era circondata da sterili selvi, dominata da eterna tempesta, avvolta nel vortice di mille furori, schiere di nubi oscurano il cielo, soffi di Borea spirano costanti, grandine fitta risuona picchiettando.
Fino a questo punto abbiamo visto l’esterno, il giardino. Adesso andiamo a vedere la casa vera e propria:
Mura di ferro la serrano, ferro si calpesta entrando per le strette porte, il tetto insiste su colonne di ferro. Lo splendore del sole che vi si riflette ne viene ferito, la sua luce teme quella casa il cui ferrigno bagliore contrista gli astri. Le fa da guardia una guarnigione degna del luogo: subito all’ingresso balzano su il folle Impeto, il cieco Delitto, le Ire fiammeggianti, i pallidi Timori; vicino si ergono l’Insidia, nascondendo la spada, e la Discordia che stringe nelle mani due armi. La corte risuona delle urla stridule di innumerevoli Minacce; in mezzo sta tetro il Coraggio insieme al Furore pieno d’esaltazione, mentre la Morte siede in armi, col volto coperto di sangue. E solo sangue versato in guerra c’è sugli altari, e fuoco preso dagli incendi delle città. Intorno stanno le spoglie dei popoli vinti in tutte le terre e di esse si adorna il fastigio del tempio: frammenti di porte in ferro cesellato, carcasse di navi da guerra, carri vuoti, volti maciullati dalle ruote dei carri; quasi si sentono anche i lamenti: non c’è altro che violenza, non ci sono che ferite. E dappertutto si può vedere il dio stesso e sempre col volto corrucciato. tratto dalla Tebaide (VII, vv. 35-60) di Stazio

Crediti
   •  Ἀρήϊα δόμου  •
 • Miti 3000
 • Mitologia e dintorni
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