Lamia si concesse a Zeus ZeusIn tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito... Leggi che per sdebitarsi le concesse il dono di potersi togliere e rimettere gli occhi.
Dall’unione nacquero molti bambini che furono tutti uccisi da Era, fatta eccezione di Scilla Le due rupi poste tra l'Italia peninsulare e la Sicilia, affacciate sullo stretto di Messina, note fin dall'antichità per in pericolo che rappresentavano per la navigazione e ritenute sede di due terribili mostri chiamati con quei nomi. Scilla, sulla rupe posta in prossimità di... Leggi. Lamia per vendicarsi rubava e divorava i figli altrui e il suo volto si trasformò in una maschera orrenda.
Lamia in seguito si unì alle EmpuseErano figlie di Ecate, demonesse impudiche, avevano il sedere d'asino e portavano sandali di bronzo. Si divertivano a spaventare i viandanti e avevano la facoltà di mutarsi in vacche, cagne o belle ragazze e in questa forma durante la siesta si ficcavano nei letti... Leggi e stremava i giovani con la sua libidine. Il suo nome fu usato come spauracchio dalle bambinaie greche per tenere buoni i bambini.


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Regina libica, si concesse a Zeus che per sdebitarsi le diede il dono di potersi togliere e rimettere gli occhi. Dall’unione nacquero molti bambini che furono tutti uccisi da Era, fatta eccezione di Scilla. Lamia per vendicarsi rubava e divorava i figli altrui. In seguito al dolore per la perdita dei figli, si trasformò in un mostro metà donna e metà serpente. Lamia in seguito si unì alle Empuse e stremava i giovani con la sua libidine. Il suo nome fu usato come spauracchio dalle bambinaie per tenere buoni i bambini. Era anche immaginata come un demone in grado di affascinare i giovani che dopo averli adescati ne divorava il cuore.

Lamia o Sibari era un mostro femminile di prodigiosa grandezza che viveva in una grotta posta sul monte Cirfi, nella parte meridionale del ParnasoFiglio della ninfa Cleodora e di Posidone, il padre "mortale" si chiamava Cleopompo; è l'eroe eponimo della nota montagna della Focide, sacra ad Apollo, che porta questo nome ancor oggi (Paus. 10, 6, 1). Avrebbe fondato il piú antico insediamento urbano nella zona di... Leggi, presso la città di Crisa.
Lamia, quotidianamente nelle sue incursioni nei campi, faceva sparire uomini e animali.
Gli abitanti di Delfi Luogo sul versante meridionale del monte Parnaso, dov'era il famoso oracolo d'Apollo che per molti secoli fu adorato dai Greci e da numerosi altri popoli. Da una cavità della roccia uscivano dei vapori tossici che avevano la proprietà di eccitare chi li respirava. La... Leggi avevano deciso di espatriare e interrogavano l’oracolo per sapere dove poter emigrare, quando il dio fece loro capire che sarebbero stati liberati dal flagello se, invece di andarsene, avessero esposto vicino alla grotta un giovane scelto fra le famiglie della città.
I Delfici seguendo il consiglio divino e tirarono a sorte un nome, venne estratto Alcioneo giovane di bellissime fattezze e splendido carattere, figlio unico di Diomo e Meganira. I sacerdoti dopo aver incoronato Alcioneo, lo condussero in processione verso la grotta di Lamia, nel frattempo il giovane e valente Euribato, figlio di Eufemo, della stirpe del fiume Assio, era partito su istigazione divina dal paese dei Cureti quando andò a incrociare il gruppo che accompagnava il ragazzo. Colto d’amore per il ragazzo (ai tempi era cosa di ordinaria amministrazione), domandò ai Delfici il motivo di quella processione e non volle accettare l’idea di non poterlo difendere con le sue forze e di doverlo abbandonare a una morte orribile.
Allora, tolse ad AlcioneoUno dei giganti che mossero guerra a Zeus. Sconfitto cercò scanpo nascondendosi nel globo lunare, ma Atena lo fece precipitare. Gli si dava il potere di resuscitare, Eracle mutilandolo glielo tolse.... Leggi le corone e se le mise sulla sua testa ordinando ai sacerdoti di accompagnare lui invece di Alcioneo. Quando l’ebbero condotto davanti alla grotta, egli entrò all’interno, strappò Lamia dal suo covo, la trascinò fuori dalla grotta e la precipitò dall’alto del monte.
Lamia andò a sbattere la testa alle pendici presso Crisa e, morendo per le ferite riportate, scomparve. Dalla roccia dove si era sfracellata eruppe una sorgente che le genti del luogo chiamarono Sibari: è da questo nome che i Locresi trassero quello della città che essi fondarono in Italia. (Altra variante del mito è narrata da Antonino Liberale nelle Metamorfosi, VIII.)


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Mostro femminile, spauracchio per i bambini. Madre di Scilla (Stesich. Fr. 220.90 P. = Eustath. Comm. ad Hom. Od. 12, 85).
Secondo Carnoy (DEMGR) questo nome deriverebbe dalla radice *lem-, “divorare, leccare”, da cui deriverebbe il latino lemures, “fantasmi”; Ernout-Meillet (DELL), confrontano questo termine col greco λάμιαι, “fantasmi che divorano i bambini” e λαμυρός, “goloso, avido”. Chantraine (DELG, s. v. λαμυρός) e Room (Room’s Classical Dictionary, p. 180) pongono questo nome nella famiglia di λαμυρός, “goloso, avido”, con un suffisso femminile *-yə2; Chantraine giudica
però dubbio il confronto col latino lemures. Altra ipotesi di Room è di una derivazione da λαιμός, “gola”.


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