Le MoireDee del Destino, dalla genitura molto controversa. Infatti, in Apollodoro sono figlie di Zeus ZeusIn tutta la tradizione letteraria greca, e successivamente nel mondo latino dove assunse il nome di Giove, Zeus appare come il più importante e potente tra gli immortali, colui al quale tutti devono obbedienza. Per sua volontà il bene e il male era distribuito... Leggi e di Temi Figlia di Urano e di Gea, fu la seconda moglie di Zeus (Esiodo, Teogonia v. 901 e sgg.) col quale ebbe le Ore e le Moire. Fra Temi ed Era, seconda moglie di Zeus, stranamente esistevano rapporti molto cordiali. Temi non è la dea... Leggi; Igino e Esiodo, le dicono figlie della NotteDea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento, depose l'uovo d'argento dal quale nacque Eros. Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos. Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno... Leggi; la teogonia orfica le diceDea della Giustizia, detta anche Astrea, figlia di Zeus e Temi, fu considerata il principio fondamentale per lo sviluppo di ogni società civile. Era una delle Ore, stanca degli errori degli uomini si trasferì in cielo diventando la costellazione della Vergine.... Leggi figlie di UranoFiglio e sposo di Gea, padre dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecatonchiri. Il figlio Crono per spodestarlo si armò di una falce e nascostosi evirò Urano mentre stava per accoppiarsi con Gea; dal sangue uscito Gea concepì le Erinni, i Giganti e le... Leggi e di Gea Dea primigenia della Terra, nata dal Caos, generò da sola Urano e il Ponto. Veniva venerata come divinità della terra e dei morti, considerato che i morti ritornano alla terra. Era raffigurata a mezza figura uscente dal suolo.... Leggi; essendo le Moire delle forze primordiali dell’universo alle quali nemmeno Zeus poteva sfuggire, io Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io, principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non sfuggì alla sospettosa Era che,... Leggi preferisco credere a quanto ci narra Esiodo nella Teogonia:

La Notte a luce die’ l’odïoso Destino, la Parca
negra, la Morte, il Sonno, fu madre alla stirpe dei Sogni (né con alcuno giacque per dar loro vita, l’Ombrosa).
Poi MomoDio del Riso, della maldicenza e del sarcasmo. Figlio del Sonno (Hypnos) e della Notte e fratello della Follia. Fu dagli dèi scacciato dall'Olimpo in quanto soleva schernire anche loro.... Leggi partorí, la sempre dogliosa Miseria,
l’Espèridi Ninfe figlie di Atlante e di Esperide, abitanti di favolose isole dell'Oceano Atlantico, (l'Espèridi, che cura, di là dall'immenso Oceàno, hanno degli aurei pomi, degli alberi gravi di frutti Esiodo, Teogonia), dove, insieme col drago Ladone, custodivano i pomi aurei donati a Era da... Leggi, che cura, di là dall’immenso Oceàno,
hanno degli aurei pomi, degli alberi gravi di frutti,
e le dogliose Moire, che infliggono crudi tormenti,
àtropo, Clòto e Làchesi, che a tutte le genti mortali
il bene, appena a luce venute, compartono e il male,
e dei trascorsi le pene agli uomini infliggono e ai Numi.
Né dallo sdegno tremendo desistono mai queste Dive,
prima che infliggano a ognuno la pena com’esso ha fallito.

Esse tessevano i giorni dei mortali e ognuna aveva un compito ben preciso: Cloto filava, Làchesi ne aggiudicava la quantità e Atropo, colei che non può essere sviata, lo tagliava. Ovviamente la lunghezza del filato determinava la lunghezza della vita e stabilire questa lunghezza spettava a loro, nemmeno il potente Zeus poteva fare qualcosa per modificarla. Le compagne preferite dalle Moire erano le Chere (KerEra l'anima di un defunto che portava sventure e anche dea della morte, morte LACHESI Una delle Moire.... Leggi) demoni della morte.


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Si tratta di Cloto, Lachesi e Atropo, figlie di Zeus e di Temi, sorelle delle Ore, di Irene, Eunomia e Dike (Hesiod. Theog. 901-905). Sono la personificazione del destino di ogni mortale e di ogni dio.
Questo nome significa infatti “parte, destino”. Deriva dal radicale del verbo μείρομαι, “prendere la propria parte, aver parte a” (Chantraine, DELG, s. v. μείρομαι). Si confronti μόρος, sostantivo a vocalismo ο, derivante da tale verbo.


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