Noto come Unicorno, è uno degli animali fantastici che hanno suscitato maggior attenzione nei racconti leggendari a partire dal Medioevo, benché la immagine snella e stilizzata del cavallo bianco con un solo corno non corrisponda alle descrizioni e identificazioni antiche, che a volte sembrano parlare di animali distinti. In effetti, i naturalisti antichi raccolgono dati a proposito di un quadrupede con un sol corno, che a partire dallo stirico Ctesia di Cnido (fine sec. V a.e.v., apud Phol. Bibl. 48 b) è chiamato generalmente Ἰνδικός ὄνος, cioè “asino d’India”, e cosí si ritrova in Aristotele e Plinio (Aristot. Hist. anim. 499 b, 19-20; Plin. Nat. Hist. 11, 255). Quanto al suo aspetto, il racconto di Ctesia subisce alcune modificazioni e amplificazioni: secondo Plinio (Nat. Hist. 8, 76) aveva corpo di cavallo, testa di cervo, zampe di elefante, coda di cinghiale, emetteva un muggito profondo ed aveva un corno nero lungo due cubiti (1 metro circa).
Solino (52, 39-40) aggiunge che il suo corno è talmente potente che trapassa tutto ciò che incontra, tanto che è impossibile catturarlo vivo, mentre Eliano (Aelian. Nat. anim. apporta dati sulla sua socievolezza, accoppiamento e crescita, come sulla sua partecipazione alle gare di animali che tanto piacevano al re dell’India (Nat. anim. 15, 15). È chiaro che il tratto piú distintivo di questo chimerico animale è il suo corno, del quale già a partire da Ctesia (loc. cit.) si dice che aveva qualità miracolose nel neutralizzare malattie, e perfino il veleno (cfr. Aelian. Nat. anim. 3, 41) Per tutto il Medioevo si sviluppa una leggenda, raccolta dal Physiologus (cap. 22) con forti caratteri folclorici, sulla cattura degli unicorni utilizzando come esca una giovane vergine, davanti alla quale queste bestie perdono la loro forza, e possono essere condotti docilmente al palazzo reale (cfr. Borges – Guerrero, pp. 219-221). L’animale descritto dai naturalisti greci e latini viene generalmente identificato con il rinoceronte (Rhinoceros unicornius), il piú vistoso delle cinque specie di rinoceronte che sopravvivono oggi, per la sua caratteristica pelle piena di pieghe. Non meno favoloso è il mammifero marino comunemente chiamano “unicorno marino” o narvàlo (Monodon monoceros), specie di cetaceo dell’Artico il cui corno è in realtà un lungo dente ritorto, molto apprezzato nel Medioevo per le sue presunte qualità magiche, simili a quelle dell’unicorno greco-latino.
È un composto piuttosto trasparente di μόνος, solo, e κέρας, corno”, come il suo calco latino “unicornius”, dal quale derivano le lingue moderne. Tuttavia, Eliano ci trasmette il termine indiano trascritto in greco: καρτάζωνος, che è stato confrontato con il sancrito khaəəga, khaəəgin e khaəəgadanta, da cui il persiano kargadan, “rinoceronte” (cfr. A. F. Scholfield, Aelian. On Animals, Cambridge Mass., 1959, vol. 3, p. 288).

Crediti
   •  Μονοκέρος  •
 • cfr. pagina web: DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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