Figlio della ninfa Lirìope e del dio fluviale Cefìso. Ragazzo dalla bellezza indescrivibile. Di lui si innamorò la ninfa Eco EcoNinfa dei boschi e delle sorgenti. Con Pan generò Lince. Dotata di grande parlantina Zeus, si serviva di lei per trattenere la gelosa Era, ogni volta che s'incapricciava di qualche donna. Era apprezzava molto la ninfa, finché accortasi della presa in giro, la punì... Leggi, lui non volle corrisponderla e la povera ninfa si ridusse a un’ombra e non rimase altro che la voce. Nemesi Dea della giustizia e della vendetta, perseguitava i malvagi e coloro i quali non facevano buon uso dei doni avuti dalla sorte. Essa tormentava senza tregua chiunque infrangeva le regole.... Leggi la dea che puniva le colpe e le debolezze degli uomini, commossa per la fine della ninfa decise di vendicarla e per fare ciò condusse Narcìso ad una fonte dalle acque limpidissime che rifletterono l’immagine del giovane, il quale vedendo la sua immagine riflessa se ne innamora e non vuole più lascialrla finché non muore. Fu da Nemesi mutato nell’omonimo fiore che fu poi consacrato alle Erinni ErinniErano le dee della vendetta, si occupavano di perseguitare inesorabilmente chi uccideva un consanguineo, o mancava di rispetto al padre, la madre, al fratello maggiore o ai forestieri. Una volta che i perseguitati scontavano la loro pena, le Erinni divenivano benevole e venivano chiamate... Leggi.


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   • Νάρκισσος •
 • Autori Vari •
 • Dizionario dei miti e dei personaggi della Grecia antica •
 ⋯ Narciso ⋯ Figlio della ninfa Lirìope e del dio fluviale Cefìso. Ragazzo dalla bellezza indescrivibile.
Di lui si innamorò la ninfa Eco, lui non volle corrisponderla e la povera ninfa si ridusse a un’ombra e non rimase altro che la voce.
Nemesi la dea che puniva le colpe e le debolezze degli uomini, commossa per la fine della ninfa decise di vendicarla e per fare ciò condusse Narcìso ad una fonte dalle acque limpidissime che rifletterono l’immagine del giovane, il quale vedendo la sua immagine riflessa se ne innamora e non vuole più lasciarla finché non muore. Fu da Nemesi mutato nell’omonimo fiore che fu poi consacrato alle Erinni.
Ecco la maledizione a lui lanciata dall’ennesima vittima:

.
Narciso ermafrodito
«Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!».
Così disse, e la dea di Ramnunte assentì a quella giusta preghiera…
…Ingenuo, perché t’illudi d’afferrare un’immagine che fugge?
Ciò che brami non esiste; ciò che ami, se ti volti, lo perdi!
Quella che scorgi non è che il fantasma di una figura riflessa:
nulla ha di suo; con te venne e con te rimane;
con te se ne andrebbe, se ad andartene tu riuscissi.
Ma né il bisogno di cibo o il bisogno di riposo
riescono a staccarlo di lì: disteso sull’erba velata d’ombra,
fissa con sguardo insaziabile quella forma che l’inganna
e si strugge, vittima dei suoi occhi. Poi sollevandosi un poco,
tende le braccia a quel bosco che lo circonda e diceDea della Giustizia, detta anche Astrea, figlia di Zeus e Temi, fu considerata il principio fondamentale per lo sviluppo di ogni società civile. Era una delle Ore, stanca degli errori degli uomini si trasferì in cielo diventando la costellazione della Vergine.... Leggi:
«Esiste mai amante, o selve, che abbia più crudelmente sofferto?
Voi certo lo sapete, voi che a tanti offriste in soccorso un rifugio… (Ovidio, Metamorfosi III).

Un’altra versione del mito narrata da Pausania racconta così: Narciso aveva una sorella gemella di cui s’innamorò; la ragazza morì giovane e Narciso, per trovare sollievo al suo dolore, si recava in una sorgente a specchiarsi per ritrovare nei suoi tratti il viso dell’amata sorella, immaginando così di averla davanti ai suoi occhi.


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Giovane bellissimo, amato da un erastès di nome Aminia, che sfidò a uccidersi come suprema prova d’amore. In seguito, per intervento di Eros si innamorò di se stesso e ne morí, a Tespie in Beozia; sul luogo della sua morte spuntò dal suo sangue un fiore, che ricevette il suo nome (Conon Narr. 24, la versione piú antica della storia, I° sec. a.e.v.). Ampia versione poetica con associazione alla ninfa Eco in Ovid. (Met. 3, 339-510).
Secondo Frisk, Gr. Et. Wört. s. v. νάρκισσος, il rapporto già antico del fitonimo (Plutarco, Quaest. conv. 3, 1 647 b) con νάρκη, “torpore”, legato al fatto che il narciso avrebbe un effetto calmante, non è da escludere; per Chantraine (DELG s. v) si tratta di un’etimologia popolare. Il suffisso -ισσος dimostra che si tratta di un prestito molto antico, e precisamente, secondo Carnoy (DEMGR), dal “pelasgico”; deriverebbe forse dall’indoeuropeo *(s)nerg, “raggrinzirsi, intristirsi, morire”.


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 • DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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