Uno dei Sette eroi che marciarono contro Tebe, figlio di Atalanta e di Melanione (o anche di Meleagro Figlio di Eneo (Αἰνεύς - Οἰνεύς) e di Altea (alcuni dicono figlio di Ares), re e regina di Calidone. Quando Meleagro compì sette anni, apparvero le Moire, Cloto e Lachesi predissero che Meleagro sarebbe cresciuto forte e magnanimo, ma Atropo (la inflessibile),disse che Meleagro... Leggi), di stirpe arcade (Apollod. Bibl 3, 9, 2; Hellan. Fr. 99 Fowler), o secondo Antimaco di Colofone (Fr. 29 = Schol. ad Eurip. Phoen. 150) di Talao (o Calao) argivo e di Lisimache (in tal caso si potrebbe anche trattare di un altro P.; cfr. Schol. Eurip. Phoen. 150; Schol. Soph. Oed. Col. 1320). Secondo Hygin. Fab. 99, sarebbe stato abbandonato nei boschi attorno al monte Partenio, dove l’avrebbero trovato dei pastori che lo raccolsero e lo fecero allevare ad Argo. Il figlio che ebbe da Climene, Promaco (oppure Stratolao, Eustath. ad Hom. Il. 4, 410) prese parte alla spedizione degli Epigoni contro Tebe (Apollod. Bibl. 3, 7, 2).
Il nome potrebbe avere a che fare con il monte Partenio, su cui fu esposto da bambino, secondo un’ipotesi di Carnoy, DEMGR s. v. e altri; oppure potrebbe essere un appellativo della madre, che rimase a lungo vergine (cfr. Schol. ad Soph. Oed. Col. 1320: ἐπώνυμος τῆς πρόσθεν ἀδμήτης χρόνωι μητρὸς). È una semplice formazione aggettivale in -αιος da Partenope (Chantraine, La formation p. 46-47), e significa “figlio di colei che ha il volto di vergine, di ragazza”. Improponibile l’ipotesi che sia un composto di παρθένος e di παῖς, “bambino”, “figlio” (proposta nel Room’s Class. Dictionary s. v.).
Partenopeo si pose davanti alla porta chiamata Elettra dove fu tristemente ucciso da Anfidico (secondo Apollodoro, Biblioteca III, 62) o da Periclimeno, figlio di Poseidone (secondo Euripide, Fenicie 1153 ss) o da Driante (secondo Stazio, vedi sotto). Ad ogni modo, a prescindere di chi era la mano omicida, di sicuro non cambia il dolore e l’amore Per i Greci Eros, per i Romani Cupido, era rappresentato come un giovanetto nudo di grandissima bellezza armato di un arco col quale scagliava le infallibili frecce dalla cui ferita nasceva il mal d'amore. Era la personificazione della forza irresistibile che spinge gli esseri... Leggi filiale per la disgraziata madre e leggendo il passo che segue in un certo qual modo anche noi possiamo provare un po’ di quel dolore angoscioso provato dall’imberbe Partenopeo morente:
Infine, tra i singulti, Partenopeo pronunzia queste parole:

Me ne vado! Pensa tu, Dorceo, a consolare la mia infelice madre! Certo ella conosce già questa sciagura: se l’ansia è portatrice di veri presentimenti, ella l’ha già vista in sogno o l’ha presagita. Ma tu con pietosa scaltrezza ritarda la conferma dei suoi timori e ingannala più a lungo che puoi. Non presentarti a lei d’improvviso e men che meno quando ha le armi in mano; quando poi sarai ormai costretto a rivelarle tutto, riferiscile queste mie parole: “Ho meritato la mia pena: tu accettala anche se a malincuore; ho voluto impugnar le armi per quanto fossi ancora un bambino e non ho desistito, malgrado la tua proibizione; nemmeno in guerra mi son dato pena del tuo affanno. Ormai non hai più motivo di vivere nel timore: prenditela piuttosto con la mia audacia eccessiva. è inutile che dall’alto del monte Liceo tu spii ansiosa se per caso attraverso le nubi ti giunga un suono o un indizio della polvere sollevata dalle mie schiere. Io giaccio freddo sulla nuda terra e tu non sei accanto a me, a sostenermi il capo e a cogliere il mio ultimo respiro! Prendi tuttavia questa mia chioma, povera madre” e con la mano sollevava i capelli perché glieli tagliassero “li terrai al posto dell’intero mio corpo, questi capelli che solevi pettinare malgrado la mia vana impazienza! A essi darai sepoltura e mentre compirai il rito, bada che nessuno maneggi i miei dardi con mani inesperte, spuntandoli, e che mai più nessuno si azzardi a portare i miei cani amati in giro per le grotte. Queste armi, che non ebbero fortuna nella mia prima campagna militare, bruciale, oppure appendile nel tempio dell’ingrata Artemide, come muto rimprovero”. (Stazio, Tebaide IX vv. 885-909).

Crediti
   •  Παρθενοπαίος  •
 • cfr. pagina web: DEMGOL •
 • Dizionario Etimologico della Mitologia Greca •
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