Piramo e Tisbe erano due giovani follemente innamorati, ma non potevano coronare il loro sogno per via delle famiglie che erano nemiche, così decidono di fuggire. Datosi appuntamento sotto una pianta di gelso, la prima a giungere fu Tisbe che vedendo avvicinare un leone con le fauci insanguinate per avere da poco ucciso una preda, presa da paura scappa via, nella fuga le cade il velo con la quale si copriva la testa, allora la belva sfoga la sua rabbia con quel velo macchiandolo di sangue e quindi perso ogni interesse il leone se ne và. Intanto arriva Piramo che vedendo il velo insanguinato lo riconosce per quello della sua amata e credendo che l’abbia sbranata il leone, disperato impugna la spada e se la conficca nel petto uccidendosi. Tisbe che intanto si era rasserenata va nuovamente all’appuntamento ma trova l’amato Piramo immerso nel sangue che stringe il velo di lei, allora Tisbe si sdraia accanto al giovane e impugnata la spada si uccide anche lei. Il sangue dei due amanti fece fiorire un gelso bianco che da quel giorno produsse more nere in segno di lutto.


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Piramo e TisbePiramo e Tisbe erano due giovani follemente innamorati ma non potevano coronare il loro sogno per via delle famiglie che erano nemiche, così decisero di fuggire.
Datosi appuntamento sotto una pianta di gelso, la prima a giungere fu Tisbe che vedendo avvicinare un leone con le fauci insanguinate per avere da poco ucciso una preda, presa da paura scappò via; nella fuga le cadde il velo con il quale si copriva la testa e la belva sfogò la sua rabbia su quel velo macchiandolo di sangue, quindi perso ogni interesse se ne andò.
Tisbe (Waterhouse)Intanto arrivò Piramo che vedendo il velo insanguinato e riconoscendolo per quello della sua Tisbe, credette che l’avesse sbranata il leone.
Disperato afferrò il pugnale e gridando:“Una, una sola notteDea del fenomeno naturale notte. Per gli Orfici era la dea primigenia che fecondata dal vento, depose l'uovo d'argento dal quale nacque Eros. Per Esiodo la Notte è figlia di Gea e del Caos. Unitasi incestuosamente al fratello Erebo generò: Etere, Thanatos, il Sonno... Leggi, manderà a morte due innamorati”se lo conficcò nel petto, uccidendosi. Nel frattempo Tisbe, ormai rasserenata, tornò nel luogo dell’appuntamento dove trovò l’amato Piramo immerso nel sangue con il suo velo stretto tra le mani. Intuendo cosa era accaduto, si sdraiò accanto al giovane e preso il pugnale esclamò:

E tu, albero che ora copri coi tuoi rami il corpo sventurato d’uno solo di noi e presto coprirai quelli di entrambi, serba un segno di questo sacrificio e mantieni i tuoi frutti sempre parati a lutto in memoria del nostro sangue!

Detto questo si uccise. Il sangue dei due amanti fece si che da quel giorno il gelso produsse more nere in segno di lutto.


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