⋯
Un romanzo non soltanto racconta, ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permette di comprendere. Sapere tutto ciò – credere di saperlo, più esattamente – a volte non risulta sufficiente per lo scrittore, mentre scrive. Vi sono momenti in cui alzo lo sguardo dalla macchina da scrivere e mi estranio dal mondo da cui sto emergendo, e mi domando come, nella mia età adulta, possa dedicare tante oreFiglie di Zeus e di Temi, in origine divinità della natura e dell'ordine, delle stagioni e delle piogge, più tardi connesse anche al concetto della Giustizia. Furono talvolta identificate con le Cariti (le Grazie) e chiamate Auxo e Carpo, nomi alludenti alla semina, alla... Leggi e tanta fatica a qualcosa di cui il mondo, me compreso, potrebbe fare tranquillamente a meno; come possa impegnarmi a riferire una storia che io Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io, principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non sfuggì alla sospettosa Era che,... Leggi stesso vado scoprendo man mano che la costruisco, come possa trascorrere parte della mia vita calato nella finzione, a far succedere cose che non succedono, con la stravagante e presuntuosa idea che tutto questo possa un giorno interessare qualcuno. Come, secondo la definizione dell’attività letteraria data dal romanziere e saggista e poeta Robert Louis Stevenson, possa starmene «a giocare in casa, come un bambino, con della carta». Ogni scrittore è ancora di più lettore, e lo sarà sempre: abbiamo letto più libri di quelli che potremo mai scrivere, e sappiamo che quell’interesse, quell’appassionarsi, è possibile perché lo abbiamo sperimentato centinaia di volte; e che talvolta comprendiamo meglio il mondo o noi stessi attraverso quelle figure fantasmali che percorrono i romanzi o quelle riflessioni fatte da una voce che sembra non appartenere del tutto all’autore né al narratore, cioè, non del tutto a nessuno di loro. Scopriamo anche che forse scriviamo perché alcune cose possiamo soltanto pensarle mentre lo facciamo, anche se quando mi domandano, molto spesso, perché scrivo, preferisco rispondere che lo faccio per non avere un capo e per non alzarmi presto. Oltretutto, credo che sia vero, molto di più di quanto ho appena finito di dire.

Crediti
 • Javier Marías •
  • dal discorso pronunciato nel 1995 a Caracas durante la cerimonia per la consegna del Premio Rómulo Gallegos •
 •  •  •  •  •
Similari
Il libro e la notte
30% Marguerite DurasTesti
Uno scrittore è una persona strana. È una contraddizione e anche un non-senso. Scrivere, inoltre, è un non parlare. È uno stare zitto. È ululare senza far rumore. Uno scrittore, è una persona che riposa, molto spesso, ascolta molto. Non parla molto, perch⋯
Formazione di uno scrittore
28% PercorsiStephen King
Questa non è un’autobiografia. È caso mai una specie di curriculum vitae, il mio tentativo di spiegare come si è formato uno scrittore. Non come uno scrittore è stato formato; io non credo che gli scrittori possano ricevere una formazione, né dalle circos⋯
Storia come somma di tutte le storie
27% Cormac McCarthyPercorsi
Perché questo mondo che ci pare una cosa fatta di pietra, vegetazione e sangue non è affatto una cosa ma è semplicemente una storia. E tutto ciò che esso contiene è una storia e ciascuna storia è la somma di tutte le storie minori, eppure queste sono la m⋯
Parole uniche
24% LibriVladimir D. Nabokov
Sebastian passava la maggior parte della giornata a scrivere, ma la sua gestazione era così laboriosa che raramente la sera c’erano da battere più di due paginette nuove e anche queste dovevano essere rifatte più volte, perché l’autore si abbandonava a un⋯
Parole tagliate su misura
24% Schiele ArtVladimir Nabokov
Sebastian passava la maggior parte della giornata a scrivere, ma la sua gestazione era così laboriosa che raramente la sera c’erano da battere più di due paginette nuove e anche queste dovevano essere rifatte più volte, perché l’autore si abbandonava a un⋯