Jean Michele Basquiat ⋯
Non solo il pensiero dell’essere non è violenza etica, ma sembra che senza di esso, nessuna etica – nel senso di Levinas – possa aprirsi. Il pensiero – o almeno la pre-comprensione – dell’essere, condiziona (in un modo suo, che esclude ogni condizionalità ontica: principî, cause, premesse, ecc.) il riconoscimento dell’essenza dell’essente (per esempio qualcuno, essente come altro, come altro sé, ecc.). Condiziona il rispetto dell’altro come ciò che è: altro. Senza questo riconoscimento, che non è una conoscenza, diciamo senza questo «lasciar essere» di un essente (altri) come esistente fuori di me nell’essenza di ciò che è (prima di tutto nella sua alterità), non sarebbe possibile alcuna etica. «Lasciar essere» è una espressione di Heidegger che non significa, come sembra credere Lévinas, lasciar-essere come «oggetto di comprensione, prima di tutto» e, nel caso di altri, come «interlocutore in secondo luogo». II «lasciar essere» riguarda tutte le forme possibili dell’essente, ed anche quelle che, per essenza, non si lasciano trasformare in «oggetti di comprensione». Se appartiene all’essenza di altri essere innanzitutto e irriducibilmente «interlocutore» e «interpellato», il lasciar essere lo lascerà essere quello che è, lo rispetterà come interlocutore-interpellato. II «lasciar-essere» non riguarda soltanto o per privilegio le cose impersonali. Lasciar-essere l’altro nella sua esistenza e nella sua essenza d’altro, significa che accede al pensiero o (e) che il pensiero accede a ciò che è essenza e a ciò che è esistenza; e a ciò che è l’essere che ambedue presuppongono. Senza ciò non sarebbe possibile alcun lasciar-essere e prima di tutto quello del rispetto e del comandamento etico che si rivolge alla libertà. La violenza regnerebbe a tal punto che non potrebbe nemmeno più manifestarsi e avere un nome.

Crediti
 • Jacques Derrida •
 • Violence et métaphysique •
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