Introduzione

Tra neuroscienze, psicologia e letteratura, la nascita di un’epica moderna

Il rapporto tra l’attività cerebrale e l’identità di una persona è un tema attualissimo, che fin dalle sue prime formulazioni moderne ha messo in questione il ruolo della narrazione: come può collegarsi l’operare dei miliardi di neuroni che compongono il cervello, e che procedono in parallelo senza un centro di elaborazione unitaria, con la linea narrativa in cui l’individuo cerca di strutturare la propria vita, facente capo al pronome “io Figlia di Inaco, primo re di Argo, amata da Zeus e da lui trasformata in vacca. La bella Io, principessa di Argo, fu amata da Zeus che si unì a lei avvolgendola in una fitta caligine. Il fatto non sfuggì alla sospettosa Era che,... Leggi”?

La sfida delle neuroscienze rispetto alla psicologia individuale e alla narrazione fu formulata dal grande biologo Francis Crick in termini singolarmente brutali: “Tu, le tue gioie e le tue tristezze, le tue memorie e le tue ambizioni, il tuo senso dell’identità personale e del libero arbitrio, di fatto non sei altro che il comportamento di un’ampia assemblea di cellule nervose”. L’immagine dell’anima o della mente come città o parlamento, divisa e potenzialmente lacerata da conflitti, comune in filosofia da Platone a Hume, è ormai comunemente trascritta in termini neurologici. Ma l’urgenza di ribadire il fondamento materiale della mente non elimina la questione di capire come si formi un senso di identità, la cui natura autobiografica non sembra immediatamente comprensibile in una prospettiva neurocentrica.

Il filosofo Daniel Dennett, nel tentativo di articolare questo scarto, ha presentato il sé come una singolare “rete di parole e gesti”, prodotta in modo solo parzialmente consapevole, che costituisce una componente essenziale della vita dell’individuo pur essendo esterna al corpo di quest’ultimo, così come la ragnatela per un ragno. Ma posto che il sé sia prodotto mediante l’elaborazione cerebrale, per molti studiosi questa descrizione è ancora insufficiente a dar conto dell’esperienza soggettiva e del modo in cui in questa ha una relazione di passività ma anche di attività rispetto ai processi cerebrali che ne costituiscono la base inconscia. Su questo punto neuroscienze, psicologia e letteratura hanno trovato un luogo di incontro.

Similari
Spremere il cervello come la vescica
29% Schiele ArtThomas Bernhard
Non abbiamo altro al mondo che la commedia allo stato puro e qualunque cosa facciamo, non riusciremo mai a uscire dalla commedia, il tentativo millenario di trasformare questa commedia in tragedia era naturalmente destinato a fallire – avrebbe detto. Perc⋯
Il Déjà vu
29% IdeeSteven Rose
È accaduto a tutti: siamo lì ed è come se ci fossimo stati prima; sappiamo cosa accadrà: è il fenomeno del dejà vu o il già visto. Perché si manifesta? Non è chiaro del tutto. Una delle spiegazioni proposte, è che a volte nel nostro cervello, si produce i⋯
Bastò il piombo
25% FrammentiOmero di Chio
…Era il mostro di origine divina, leone la testa, il petto capra, e dragoMostro favoloso che si ritrova in tutte le antiche mitologie. Rettile alato con ali di pipistrello, con testa di cane, zampe di leone, e bocca con una o più lingue che vomita fuoco e fiamme. Nella letteratura e nell'arte cinese, è uno degli elementi... Leggi la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco1. Eroe eponimo della Focide, figlio di Eaco e della Nereide Psamate, fratellastro di Peleo (Hesiod. Theog. 1004-05) ed anche 2. nome di un abitante di Glissa in Beozia, che stabilì che i numerosi pretendenti della figlia Calliroe dovessero battersi con le armi, ma... Leggi: e nondimeno, col favor degli Dei, l’eroe la spense… La chimera Mostro favoloso, figlia di Idra, poi partorí Chimera, che fuoco spirava, che immane era, tremenda, veloce nei piedi, gagliarda. Essa tre teste aveva: la prima di fiero leone, l'altra di capra, la terza di serpe, d'orribile drago (Esiodo, Teogonia). Fu uccisa da Bellerofonte. Vomitava... Leggi è un mostro mitologico con parti del corpo di animali diversi. ⋯
La morte della filosofia
25% FilosofiaJacques Derrida
Che la filosofia sia morta ieri, dopo Hegel o Marx, Nietzsche o Heidegger – e la filosofia dovrebbe ancora errare verso il senso della sua morte – o che sia sempre vissuta sapendosi moribonda, come viene riconosciuto in silenzio nell’ombra prodotta dalla ⋯
L’ottimismo ha generato solo guerre
25% Carmelo BeneSocietà
Si nasce per farsi fuori, no? Se prima non ti fanno fuori gli altri. È una coscienza di vita che si pone al di là del principio di piacere. In questo non c’è niente di strano. Anche i bambini, in Freud, sono felici nella propria infelicità. Buttano via il⋯