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Il libro di Pavel Kouba, professore di filosofia presso l’Università Carolina di Praga, si dedica allo studio della fenomenologia e all’opera di Husserl e Heidegger; tratta l’impatto del pensiero di Nietzsche nella filosofia moderna, dedicando una speciale attenzione alla sua ricezione da parte dei filosofi più rappresentativi del XX secolo, come Heidegger, Gadamer, Derrida e Habermas. Partendo da una prospettiva fenomenologica, Kouba analizza il problema dell’ermeneutica da Nietzsche a oggi, scoprendo le possibilità della conoscenza, una volta che questa ha perso il suo fondamento o giustificazione trascendentale, concentrandosi sul nuovo modo in cui Nietzsche doveva comprendere la realtà come interpretazione, con tutte le implicazioni di questa nuova forma di conoscenza.

La verità interpretativa

Il lavoro di Kouba ha apparentemente dei pregiudizi sistematici, in quanto ha preferito seguire lo sviluppo del pensiero di Nietzsche dai suoi primi scritti fino al progetto finale di filosofia intorno alla volontà di potenza, con il quale chiude il libro. Si tratta di una sorta di mappatura in cui cerca di mostrare come nascono nella dinamica del suo pensiero, quelli che sono i concetti cardini e le conclusioni che ne derivano. Mostra la profondità e la portata delle idee di Nietzsche e, allo stesso tempo, cerca di correggere quelle concezioni distorte sull’autore che hanno portato a interpretazioni parziali e spesso dettate dal proprio interesse: a volte coperte dalle contraddizioni di Nietzsche, deviandone così l’interpretazione, altre volte fraintendendo la critica morale posta come una rivalutazione dei valori. Altre volte, ancora, interpretando letteralmente il problema del nichilismo e la sua opposizione al cristianesimo, o infine distorcendo la sua teoria della volontà di potenza indipendentemente dalle connotazioni biologiche e organiche che circondano questo concetto. E tutto questo, come abbiamo detto, centrato attorno alla verità o realtà interpretata, che contrasta con tutta la tradizione filosofica che ha sempre preso come modello l’ideale dell’oggettività della scienza.
Kouba, ci vuole presentare una lettura dell’opera di Nietzsche, dove viene mostrata la coerenza di non-unità della sua opera, e in cui si legittimano le contraddizioni attraverso la sua produttività e, soprattutto, che cosa significa e dove si trova la sua necessità. E per questo, la prima cosa da considerare è il contesto in cui nasce il suo pensiero, che è quello contro ciò che è rivelato; quali sono gli elementi ambivalenti del suo pensiero e dove il valore che il filosofo ha potuto pensare nella sua reciprocità. In questo modo, l’autore ci propone di estrarre dalla sua opera, il sistema per intendere un mondo che non era alla nostra portata, dando così una forma più chiara, anche alla nostra situazione.Il primo capitolo, Il pensiero tragico, Kouba lo dedica a studiare, quelli che sono i cambiamenti, l’evoluzione del pensiero di Nietzsche, analizzando le diverse prospettive, e spiegando, molte volte, il carattere delle sue apparenti contraddizioni. Qui si trova il fulcro per capire la motivazione originaria del suo pensiero; il tragico come ideale, dove l’arte occupa una posizione emblematica, che ha il suo riferimento nei greci, nella componente dionisiaca della musica, perché questa è la vera attività metafisica. Non bisogna dimenticare però, che la prima opera di Nietzsche descrive non solo la nascita della tragedia, ma anche la sua morte. Per questo motivo il primo passo verso un pensiero tragico passa attraverso la distruzione di questo ideale. Pavel Kouba analizza le prime opere di Nietzsche, segnalando come, ad esempio, nelle considerazioni III e IV si delinea l’ideale di una cultura empia o intempestiva. Spiega come si prepara un giro incarnato nell’Umano, troppo Umano – opera che da inizio effettivamente al pensiero tragico – nella misura in cui dimostra la critica come qualcosa che distrugge.
In Aurora Nietzsche solleva già due concetti che segneranno la sua strada: i concetti metafisici non sono conoscenze e, nella pura conoscenza la vita è impossibile, prospettiva che conduce alle opere degli anni Ottanta. Dopo aver dedicato una sezione, L’eterna transitorietà, cioè l’eterno ritorno, dove l’autore spiega il contesto in cui essa ha origine e analizza come convergono in questo senso il rifiuto dell’idea di totalità e di affermazione senza limite, di quanto è.
Termina questo primo capitolo con un excursus sul significato. Bisogna partire da due prospettive: il punto di vista del presente, il tempo presente; e il tempo drammatico della differenza tra passato e futuro. Queste due prospettive del pensiero di Nietzsche sono come due linee parallele il cui polo positivo e negativo sono al contrario, nell’ambivalenza essenziale del mondo.I restanti quattro capitoli riguardano aspetti specifici della filosofia di Nietzsche: la morale, il cristianesimo e il nichilismo, la verità e la volontà di potenza. La polemica contro morale, dice, è uno sviluppo necessario sul tema dell’ambivalenza essenziale della realtà, e fa parte del piano originale della sua analisi. Per Kouba la concezione di Nietzsche di due morali, solleva uno schema di base, riguardo alla filosofia della storia, il cui catalizzatore è il conflitto tra i vecchi valori e i valori cristiani. Le due moralità, quella dell’obbedienza e quella dei signori, polarizzano questo capitolo.
L’autore pensa che sia necessario rispondere alla domanda circa il rapporto tra i due, o quello che è lo stesso, il rapporto tra la morale e la non-morale. Nietzsche sceglie il secondo perché è necessario contro gli eccessi della morale gregaria e per il suo impegno di migliorare l’uomo con un principio di valutazione escludente e intollerante, anche se in realtà la relazione tra i due tipi di morali implica una variazione dello stesso problema, cioè il contrasto tra due modi di concepire il tutto. In breve, la lotta contro la morale di Nietzsche non è principalmente negativa, non vuole rovesciare la morale o sostituire un codice con un’altro. L’ottica vitale comprende tanto la prospettiva morale sia quella non-morale, sia la morale dell’obbedienza e gregaria come la morale dei signori, l’una e l’altra si considerano dal punto di vista della vita. Questo capitolo si conclude con una sezione sull’Interpretazione morale del mondo, un mondo ambi-valente di forze mutevoli che si incrociano.Nel terzo capitolo si analizza il tema del cristianesimo e del nichilismo. Nella prima, l’autore confronta l’immoralità di Gesù con la morale di Paolo. Per capire perché il cristianesimo è per Nietzsche la morale per eccellenza, nel senso dell’interpretazione morale del mondo, prima analizza che cosa significa per lui la figura di Gesù, poi quella di Paolo che per Nietzsche è la negazione della dottrina originale di Cristo.
Concetti come il senso di colpa, il peccato, la punizione, ecc. passano a un primo piano. Per questo motivo Nietzsche identifica il cristianesimo con la morale, nel senso fondamentale d’interpretazione morale del mondo, vale a dire, il cristianesimo come una delle visioni più forti d’interpretazione del mondo. Tuttavia, bisogna tenere presente che la campagna contro il cristianesimo ha uno scopo anti-morale e non anti-religiosa. L’autore, quindi, per spiegare perché Nietzsche afferma che il cristianesimo nega la vita, introduce una sezione sulla concezione cristiana della vita. Il trionfo sulla finitezza dell’esistenza significa la sua fine. La vita nel mondo non ha bisogno e non vuole un’ultima parola, ma che quel o quel no possano essere assoluti mentre effettivamente si sta vivendo.
E per quanto riguarda il problema del nichilismo, Kouba considera che forse sia uno dei problemi peggiormente spiegati: un tema che è ancora vivo nella nostra tradizione occidentale e che spesso è interpretato in senso contrario di come l’ha concepito Nietzsche. Per lui il nichilismo è lo sviluppo logico dei nostri ideali e valori assoluti, in modo che il nichilismo attivo sia solo un metodo per superare la dicotomia morale e per ristrutturare tutta la nostra comprensione del mondo. In questo contesto, il non-senso dovrebbe essere considerato come una dimensione necessaria, e non in senso assoluto, è qualcosa che non può essere superato se non vogliamo perdere il senso. Il nichilismo, dunque, è un buon segno, perché ci apre gli occhi su un nuovo panorama delle forme di senso nella sua molteplicità viva. Questo capitolo si conclude con una riflessione sul paganesimo, come lo concepisce Nietzsche.Il quarto capitolo si concentra sul tema della verità. La dinamica dell’antitesi dell’illusione e il caos, ci porta alla seguente domanda: come si può vivere coscientemente nella non-verità? Nietzsche propone come una via d’uscita l’arte, non come mera apparenza, ma come fondamento di una cultura artistica, ma per questo è necessaria un’accettazione consapevole dell’illusione nell’arte, in tal modo è necessario che l’accettazione della nostra situazione tragica nel mondo, preveda una possibilità per far sì che la vita si sviluppi. In questo contesto, si introduce la questione di prospettivismo, uno dei motivi principali del pensiero di Nietzsche che ha avuto un forte impatto nella filosofia contemporanea, nella tesi che la nostra realtà ha un carattere essenzialmente interpretativo. L’eredità di Nietzsche è uno degli impulsi più determinanti che ha prodotto la filosofia del nostro tempo, apportando un nuovo modo di intendere il problema della verità, la moralità e la conoscenza. La verità afferrabile mai si rivela, è qualcosa che nasce nel processo attivo del suo apprendimento; deve essere scelta, creata, è opera di qualcosa. Così la verità interpretativa è una cosa che ci affetta sull’essenziale. La prospettiva significa anche la presenza della non-verità, siamo condannati alla non-verità, in quanto, non è possibile separarla dalla verità. Ciò che è interessante non è solo analizzare la maniera di capire il mondo di Nietzsche, ma confrontarsi con il pensiero attuale, alla ricerca di un dialogo con l’ermeneutica di Gadamer e Derrida per dimostrare che l’attuale dibattito si sviluppa solo su alcuni aspetti del problema di Nietzsche sulla verità.L’ultimo capitolo tratta la volontà di potenza. L’autore parte da una constatazione, riguardo questa idea, già presente per Nietzsche, in un modo o nell’altro, dall’inizio della sua opera, che solo può manifestarsi nella resistenza.
La volontà, per avere potere, dovrebbe volere tanto ciò che si vuole come il suo opposto. Per questo motivo è un errore comune tra i filosofi separare l’atto di volontà di ciò che si desidera, sempre sarà essenzialmente, volontà di crescita, di ampliamento e miglioramento di sé, ma qualcosa o qualcuno deve opporsi, perché tutto ciò si renda concreto.
Pavel Kouba dedica alcune pagine per spiegare le posizioni tanto di Heidegger, che intende la volontà di potenza come un principio unitario, come di Müller-Lauter, che difende la pluralità di volontà. Infine, affronta uno dei quesiti fondamentali della volontà, il problema dell’interpretazione, che si riduce in ultima istanza alla volontà di potenza. In questo senso, la volontà di potere può essere intesa come volontà di mantenersi integri attraverso l’interpretazione, con significati incompatibili, magari, ma indispensabili per la vita. La volontà di potere è nel modo di nominare la realtà del mondo e, il mezzo espressivo che può catturare quella volontà di potere, è l’arte. L’arte come dominazione degli opposti, come affermazione dei sensi sulle cose, come stimolante della vita, un’arte, che è il contrappeso del nichilismo e della metafisica morale.

Crediti
 • Luis Enrique de Santiago •
 • El mundo según Nietzsche •
 • Pinterest •   •  •
 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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