⋯ Aurora Zharra ⋯
Come sosteneva Lacan, solo con l’amore il soggetto va oltre se stesso, al di là del proprio narcisismo. Nel sesso, voi siete alla fin fine in rapporto con voi stessi, attraverso la mediazione del corpo altrui. L’altro vi serve per scoprire la realtà del piacere. Al contrario l’incontro amoroso significa partire all’assalto dell’altro, ma per farlo esistere con voi, tale e quale egli é. Si tratta di una concezione molto più profonda dell’idea per la quale l’amore non sarebbe che una giustificazione immaginaria per nobilitare l’istinto sessuale dell’uomo. Con ciò non voglio neppure dire che l’amore sia un’esperienza ‘oblativa’, sarebbe a dire un’esperienza nella quale io mi annullo per l’altro, lui stesso rappresentazione dell’Altro, del mondo e dell’amore universale. Già Goethe diceva alla fine del Faust che “l’eterno femminino ci conduce a Dio”. Queste sono, perdonatemi, espressioni che trovo leggermente oscene. L’amore non mi conduce ‘in alto’, né del resto ‘in basso’. È una proposizione esistenziale: costruire un mondo da un punto di vista decentrato rispetto alla semplice pulsione di sopravvivenza o alla ricerca del mio interesse. All’inizio ci sono infatti due persone, con la loro soggettività infinita. In altre parole, una separazione, una differenza. L’amore riguarda innanzitutto un ‘Due’. Ma l’incontro di due differenze porta ad una sorpresa d’amore, che genera un processo, e fondamentalmente, una diversa esperienza del mondo. È una costruzione, una vita che si dipana non più nella prospettiva di ‘Uno’ ma di ‘Due’. È certo vero che una concezione romantica, ancora molto presente, tende a consumare l’amore nell’incontro. L’amore viene così bruciato secondo una concezione di fusione totale: spesso poi nella mitologia romantica, questo punto di fusione conduce alla morte. Io però credo che questa visione radicale debba essere abbandonata. Ha una bellezza artistica straordinaria ma un inconveniente esistenziale grave. Non è una filosofia credibile dell’amore. Perché dopotutto, l’amore non ha luogo se non nel mondo, ed il vero enigma nel pensare l’amore, è la questione della sua durata, non dell’estasi dell’inizio. L’amore vero è un’avventura ostinata. Il lato avventuroso è necessario, ma non lo è meno l’ostinazione. Lasciarlo cadere al primo ostacolo, alla prima seria divergenza, alla prima noia, non è che un travisamento, un’impostura d’amore.

Crediti
 • Alain Badiou •
 • Pinterest • Aurora Zharra  •  •

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