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Così David Sylvian tratta la Nostalgia ed io a malapena avevo l’età della Ragione, nel senso che avevo ragione solo IO: figuriamoci quella del Giudizio!. Se tanto mi dà tanto, prima si Ragiona, poi si è Pratici ed infine si Giudica, Kantianamente parlando. Eppure avevo 14 anni, di cosa mi sarei dovuto sentire nostalgico? ed adesso che sono “pratico” ma non ancora tanto irrigidito da potermi ergere a Giudice, perché sento Nostalgia?
La Nostalgia è uno dei rari sentimenti umani, insieme all’Amore omosessuale, che prima ha avuto una Clinica e solo successivamente una Poetica: per questo è un sentimento straordinario!.
Questa volta la radice Etimologica è poco rilevante (dal Greco “nóstos“, ritorno a casa, ed “álgos“, dolore) perché è stato un medico Elvetico a coniarla per i Lanzichenecchi del XVII secolo: truppe mercenarie costrette a restarsene lontani dai monti della Repubblica Elvetica per molto tempo. I tempi dei Fisici Moderni, che si sono permessi di qualificare i Quark “strani” e colorati, sono ancora lontani ed il buon dottore s’affida al greco per tradurre l’HEIMWEH: la nostalgia di casa con una forte componente nazionalista già cara ai cugini Tedeschi.
Di Nostalgia, i mercenari Elvetici, si ammalavano ed il buon dottore aveva anche sviluppato una terapia: niente Jodel per il Lanzichenecco perché la musica pareva particolarmente evocativa per l’insorgenza dei sintomi: averlo saputo prima cassavo subito Sylvian …. ma il danno ormai è fatto!. Tant’è che, con questo genere di privazioni che comprendevano anche una dieta particolare a base di olio d’oliva (che i monti di casa non offrivano) e senza Strudel, i duri mercenari Elvetici stavano meglio. Oltre alle privazioni, il dottorino usava anche degli unguenti da spalmare sul corpo dei malati; da cui la stilettata della Filosofia ai “nuovi barbari” (che per lo scrivente sono solo “compagni che sbagliano“) come coloro i quali “spalmano miti Greci sul corpo” dei malati.

Miracoli della medicina: far infilare dalle baionette facce belle paciose!

Oggi risolveremmo col Prozac ma, si sa, la Medicina fa progressi e non è il caso di condannare il povero dottorino Elvetico che faceva quel che poteva per preservare la salute dei pazienti, per il macello. Vuoi mettere essere infilzati sani come pesci?; che figura ci farebbe l’infilzatore a vedere il mercenario “patetico” gettarsi da solo sulla baionetta?: la guerra impone un certo decoro, e che diamine!. Ve lo immaginate l’Eroe che torna dal fronte a dire: “sai cara, pulivo la baionetta e …. zacchete!, un paio di Svizzeri ci si sono buttati sopra“. Non suona Eroico.
Come spesso accade nelle Scienze Euristiche, tutto muove dall’osservazione dei sintomi senza nessuna pretesa eziologica. Lo Scienziato osserva “intelligentemente” e connette una serie di fatti fenomenologici in una categoria mentale che sovente è un neologismo. Così è stato per la Nostalgia che come categoria mentale è stata letteralmente “inventata” (dal Latino “invenire“, scoprire) da un’unica mente quanto l’America da Vespucci. Vespucci e non Colombo proprio per il fatto che Colombo l’aveva indicata ma è Vespucci a nominarla!.
In medicina, quando si scopre una malattia nuova, si usa il termine SINDROME. La sindrome rimane in un limbo di dubbia utilità fintantoché succedono due cose alternative o sincroniche: si scopre la “causa efficiente” (Aristotele), che in medicina è detta eziologica, oppure la “causa finale” ossia il fine che quella cosa deve realizzare con la sua esistenza, che in medicina si chiama vendere farmaci. La Depressione l’ha trovata, la Nostalgia no (la causa finale, naturalmente) e quindi la Nostalgia è uscita dall’ambito Medico mentre la Depressione ci sguazza.
Per essere più precisi non è esattamente così. A dire il vero, Karl Jaspers si laureò in medicina con una tesi su “Nostalgia e Criminalità“, nel 1909, ma è chiaro che partendo così non poteva che finire a fare il Filosofo. Ovvio, poi, che la sua forma mentis “clinica” gli facesse capire Husserl meglio di Heidegger: se capite la Medicina (anamnesi, diagnosi, prognosi e terapia) capite la Fenomenologia; se capite la Sindrome capite la Trascendenza e quanta “intenzionalità” di Vespucci o di Hoffer (il dottorino svizzero) ci sia nell’America quanto nella Nostalgia.
Fatto sta che del concetto di Nostalgia se ne approprierà Rousseau prima di Kant, di Foscolo o di Baudelaire. Attenzione!, l’IMPRESSIONE rarefatta della Nostalgia è coeva al pensiero Occidentale!: è Itaca che diventa “Zacinto” quanto Paolo e Francesca si trasformano in “Nostalgia d’Amore“. Foscolo guarda Omero, Baudelaire guarda Dante mentre Kant guarda Rousseau che vede la Nostalgia di Hoffer: punti di vista!.
Rousseau, illuministicamente, s’inventa l’eziologia della Nostalgia e la scopre nella POVERTÀ dei villaggi pedemontani. Per Rousseau, i Lanzichenecchi soffrivano perché la povertà è anche prigionia del domestico, del familiare, insomma di ciò che solo si possiede: per conferme chiedete pure ad Heidi. La diagnosi Rousseauviana si concludeva con la progressiva scomparsa della “malattia” col diffondersi del benessere. Sulla stessa onda Kant osservava che la Nostalgia “colpisce più la gente delle regioni povere, ma con forti vincoli di fratellanza e di parentela, che non gli uomini d’affari il cui motto è patria ubi bene“. Quale profezia letta con occhi post-moderni!: ma procediamo per gradi.

Della Nostalgia ne farà territorio la Letteratura Romantica dai primi vagiti di Foscolo alla maturità di Baudelaire. Per i Lanzichenecchi Tedeschi continuerà ad avere un forte legame con la Patria ma i più sposeranno la Sensibilità Baudelairiana: la Nostalgia diviene il sentimento di lontananza dal “paese mai conosciuto“. Un sentimento, insomma, fruibile da chiunque (anche un adolescente molto sviluppato) che ha la capacità di cogliere la MANCANZA di Itaca, dell’Eden, dell’infanzia, della frugalità dei costumi, dei propri simili, del senso compiuto quanto del Futuro!.
Una mancanza che può cogliere solo uno Stalker!: “È fuggita l’estate, più nulla rimane, si sta bene al sole: EPPUR QUESTO NON BASTA. Quel che poteva essere una foglia dalle cinque punte, mi si è posata sulla mano: EPPUR QUESTO NON BASTA. Ne il bene ne il male sono passati invano, tutto era chiaro e luminoso: EPPUR QUESTO NON BASTA. La vita mi prendeva sotto l’ala, mi proteggeva mi salvava, ero davvero fortunato: EPPUR QUESTO NON BASTA. Non sono bruciate le foglie, non si sono spezzati i rami, il giorno è terso come cristallo: EPPUR QUESTO NON BASTA” (Andrej Arsenevič Tarkovskij …. dannati Russi!).
Ma per arrivare alla consapevolezza dello Stalker ancora qualche passo lo dobbiamo fare. In ambito clinico, o Filosofico se preferite, anche Freud aveva da dire la sua: “La Nostalgia emerge quando il bambino molto piccolo sperimenta la temporanea scomparsa della madre. Dopo il dolore e l’angoscia delle prime e ripetute esperienze di sparizione-ritorno di quest’ultima (nelle quali il neonato non sa che la madre tornerà dopo gli allontanamenti, e vive il dolore come se dovesse non vederla più, ad esempio nel gioco in cui lei nasconde e fa riapparire il volto), il bambino impara UN ANELITO NON ACCOMPAGNATO DA DISPERAZIONE“. Secondo i canoni della Decostruzione, di cui Freud è certamente un precursore con Marx e Nietzsche (che fatto strano che li apprezzi tanto!), la Nostalgia si distacca dallo “struggimento” apatico del Romantico ed assume i tratti della “pulsione“. Va al di là che non concordo che la spinta, l’anelito, sia quello della “proiezione” (io preferirei dire speranza … ma Freud è Freud) verso un utero in cui infilare e senza disperazione, perché un utero in qualche modo si trova, magari trasfigurandolo in materno, ma comunque si trova. Beh, vi posso garantire che non stanno così le cose: o sono troppo sveglio per autoingannarmi o la terapia non funziona proprio: provare per credere!.

Comunque la si pensi, alla Psicanalisi il merito di aver sdoganato la Nostalgia che da agente patogeno, passando per figlia della miseria, prima, e generica mancanza, poi, finalmente è stata considerata una “pulsione“, una spinta verso il movimento. Creato il mito, l’Antropologia se n’è subito appropriata.
Oggi siamo tutti persuasi che il salto evolutivo di Lucy sia stato proprio il sentimento della Nostalgia. Ed ecco un bel documentario (oggi nessuno è più in grado di far animare la sintassi, forse per mediocrità degli scrittori o forse per incapacità dei lettori) a rappresentare un Australopiteco che piange l’annegamento di un proprio simile che poi sarebbe Lucy. Non so voi ma io non distinguo un Australopiteco da un altro e quindi ho visto rappresentato Lucy che vede annegare Lucy!. Subdola riproposizione dello specchio dei “nuovi barbari” che non colgono la “Difference“!: forse anch’io, visto da un Marziano intruppato con il concetto di Umanità (come qualcuno con la “cavallinità“) sembrerei allo specchio di un altro me, ma sono un Uomo e non ci casco.
In questo breve viaggio nella Nostalgia, l’avrete notato, manca Novalis e tanti altri che, a parere dello scrivente, aggiungono poco a Baudelaire se non proprio il ri-precipitare nella Heimweh da cui era già partito il Medico crociato. Ma una mancanza è sicuramente imperdonabile: Proust. Ecco!, per perdere la poca credibilità di cui dispongo mi manca la polemica con Proust ed il gioco è fatto. Non lo farò, non qui e non adesso: mi preme solo rilevare che IO quel tempo non l’ho ancora “ritrovato” e credo che attenga più all’Anakrousis che alla memoria, ma forse è solo l’età che me lo impone. Tant’è che Proust non è molto nelle mie corde e prima o poi ci verrò alle mani …. come faccio sempre.

Eccoci arrivati, finalmente aggiungerebbero i patiti dell’aforisma, allo Stalker.

Lo Stalker non è lo Scienziato né lo Scrittore che cercano di COLMARE UNA MANCANZA COME FOSSE UN VUOTO. Lo Stalker è guida, lo Stalker è Sciamano che conduce in una “stanza“, no, di più: conduce ne La Stanza. Niente balsami ne miti da cospargersi nel corpo, nessun utero da “rechercher“, nessun tesoro ulteriore a ciò che già non c’appartiene (capita la profezia, non voluta per altro, di Rousseau sulla fine della Nostalgia col benessere?: spersonalizzazione!).
La Stanza è la nostra, personale Nostalgia!. Il luogo ed il tempo della PRESENZA, della magnifica presenza, che si coglie con gli occhi della mente: dove il tempo si ferma e lo spazio si muove al di fuori della gabbia Fisica. La Coscienza?, Der Geist?, la Personalità?: No, non direi proprio. Tutte rappresentazioni concepite da qualche Scrittore o Scienziato per colmare cocci vuoti con qualcosa, qualsiasi altra cosa dal proprio Nihill.
La Nostalgia è la PRESENZA A SÉ STESSI. L’infinito presente è quella pozza, quel lago, quel mare od oceano che permette alle onde di Sylvian di suonare impercettibili o come un rombo!. Corde mistiche pronte ad essere pizzicate per farsi musica.
La Nostalgia, fatta di Memoria e di Fantasia, è intrecciata con la direzione che prenderemo verso il futuro e con quello che fa del presente ciò che percepiamo: Noi siamo “VERAMENTE” NOSTALGIA, l’Essere in cui siamo (con buona pace di Heidegger), quel sostrato che consente la Vita quale esperienza piena di senso perché sono IO a dargli un senso.
Ad ognuno la sua “Stanza“, la Nostalgia che gl’appartiene.

Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti; ci sono nostalgie sognanti e dolcissime; ci sono nostalgie che fanno vivere, e nostalgie che fanno morire; ci sono nostalgie che nascono da esperienze di perdita (…); ci sono nostalgie di stato d’animo che davano un senso alla vita e che non rinascono più (…); ci sono nostalgie di un paesaggio (…); ci sono nostalgie, le immagini e i fantasmi, che risorgono vertiginosamente da alcune fotografie; ci sono nostalgie divoranti e inestinguibili nella loro intensità e nei loro significati; ci sono nostalgie labili ed effimere; ci sono nostalgie che continuano a incrinare e a sigillare la vita (…). Ci sono molte, infinite figure della nostalgia nella loro evanescenza e nelle loro increspature

Crediti
 • Eugenio Borgna •
 • Psichiatra e Fenomenologo! •
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