Jean Baudrillard ⋯ New-York-1992

La verità del consumo è che essa è in funzione non del godimento, bensì della produzione.

È un nuovo giocattolo. Ma i giocattoli che vengono destinati ai bambini a partire dai fantasmi dell’adulto impegnano tutta una civiltà. Questa nuova bambola testimonia la generalità del nostro rapporto col sesso, come con ogni altra cosa, nella società dei consumi, la quale è retta da un processo di simulazione e di restituzione. Il suo principio è una vertigine artificiale di realismo; la sessualità è qui confusa con la realtà “oggettiva” degli organi sessuali.

Se vi si guarda da vicino accade la stessa cosa del colore alla televisione, della nudità del corpo nella pubblicità o altrove, come della partecipazione nelle fabbriche o di quella “organica e attiva” degli spettatori nello spettacolo “totale” del teatro d’avanguardia; dappertutto si tratta della restituzione artificiale di una “verità” o di una “totalità”, della restituzione sistematica di una totalità sulla base della divisione preliminare del lavoro e delle funzioni.

Nel caso della bambola sessuata (equivalente del sesso come giocattolo, come manipolazione infantile): bisogna aver dissociata la sessualità come totalità, nella sua funzione simbolica di scambio totale, per poterla circoscrivere nei segni sessuali (organi genitali, nudità, attributi sessuali secondari, significato erotico generalizzato di tutti gli oggetti) e assegnarli all’ individuo come proprietà privata o come attributi.

Le bambole “tradizionali” assolvevano pienamente la loro funzione simbolica (e dunque anche sessuale).

Il porre in risalto il segno specifico significa in qualche modo annullare questa funzione simbolica e restringere l’oggetto a una funzione spettacolare. Questo non è affatto un caso particolare: questo sesso aggiunto alla bambola come attributo secondario, come affabulazione sessuale e in effetti come censura della funzione simbolica, è l’equivalente, al livello del bambino, dell’ affabulazione nudista ed erotica, dell’esaltazione dei segni del corpo da cui siamo ovunque circondati. La sessualità è una struttura di scambio totale e simbolica:

  1. La si destituisce come simbolo sostituendole i significati realisti, evidenti, spettacolari del sesso e i “bisogni sessuali”.
  2. La si destituisce come scambio (ciò è fondamentale) individualizzando l’Eros, assegnando l’individuo al sesso e il sesso all’ individuo. È questo lo sbocco della divisione tecnica e sociale del lavoro. Il sesso diviene una funzione parcellare e, nello stesso momento, è affidato all’ individuo come proprietà “privata” (la stessa cosa vale per l’inconscio).

Si vede che in fondo si tratta di una sola identica cosa: la negazione della sessualità come scambio simbolico, vale a dire come processo totale al di la della divisione funzionale (cioè come elemento sovversivo).

Una volta smantellata e perduta la sua funzione simbolica e totale di scambio, la sessualità cade nel duplice schema valore di uso/valore di scambio (che sono entrambi caratteristici della nozione di oggetto). Essa si oggettivizza come funzione separata, insieme:

  1. Valore d’uso per l’individuo (attraverso il proprio sesso, la propria “tecnica sessuale” e i “propri bisogni sessuali” – infatti questa volta si tratta di tecnica e di bisogni non di desiderio).
  2. Valore di scambio (non più simbolico, ma sia economico-commerciale – prostituzione sotto tutte le forme – sia, cosa oggi molto più significativa, valore/segno di ostentazione – il “prestigio sessuale”).

Sotto l’aspetto di giocattolo “progressista” la bambola sessuata ci dice tutto questo. Allo stesso modo di un sedere nudo di una donna offerto in premio per la pubblicità di un giradischi o dell’ Air-India, questo sesso bambolesco è un’aberrazione logica. È tanto grottesco quanto un reggiseno indossato da una bambina impubere (lo si può vedere sulle spiagge). Sotto apparenze inverse vi è del resto lo stesso senso. Uno “vela” l’altra “svela”, ma entrambi mostrano uguale affettazione e un uguale puritanesimo. Nell’ uno e nell’altro caso c’è una censura che opera attraverso l’artefatto, attraverso la simulazione ostentatoria, sempre fondata su una metafisica del realismo – il reale essendo qui il reificato e l’inverso del vero.

Più si aggiungono dei segni/attributi del reale, più si perfeziona l’artefatto, più si censura la verità deviandone la carica simbolica verso la metafisica culturale del sesso reificato. In tal modo tutto – e non solo le bambole – sarà oggi artificialmente sessualizzato per meglio esorcizzare la libido e la funzione simbolica. Ma questo caso particolare è particolarmente rimarchevole, perché qui sono i genitori, in buona fede (?) e sotto l’apparenza dell’educazione sessuale, a operare sul bambino una vera e propria castrazione, attraverso una esposizione eccessiva di segni sessuali la dove questi non hanno nulla a che fare.

Jean Baudrillard ⋯

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