⋯ Antonio Canova ⋯
Tutti sanno che decidere la fine di un amore è sempre un disastro, quali che siano le ottime ragioni che si mettono avanti. Sappiamo dunque intimamente che se l’amore è sempre l’“Io ti amo”, allo stesso modo è “Io ti amo per sempre”. Non abbiamo paura delle parole! La fissazione del rischio è infatti un annuncio di eternità. In un certo senso, tutti gli amori si annunciano eterni: è contenuto nella stessa dichiarazione, ma il problema è allora tutto nella necessità di inserire questa eternità nel tempo. Perché in fin dei conti è questo l’amore: una dichiarazione d’eternità che si deve realizzare e dispiegare come può nel tempo e nel mondo. Una discesa dell’eternità nel tempo. Per questo si tratta di un sentimento così intenso. Senza di esso la vita sarebbe del tutto scolorita, e l’amore resta perciò, in quanto tale, di una potenza straordinaria. Accettiamo allora che l’amore sia l’avverarsi di un mondo di Due. Il figlio come s’iscriverà nella scena di Due che è l’amore? È una questione interessante. Bennaroch sostiene che c’è un momento nell’amore in cui bisogna fare esperienza dell’Uno. Lo chiama il ritorno all’Uno, e la figura simbolica e reale di questo Uno è proprio il figlio: la vera destinazione dell’amore si ha quando c’è anche il figlio, come prova tangibile di questo Uno. Ebbene, io contesto questa considerazione empirista, anche perché questo vorrebbe dire che se mancasse tale carattere dovremmo negare l’amore alle coppie sterili, agli omosessuali, ecc. Ma non è così. E poi, più profondamente, io dico che il figlio fa parte dello spazio d’amore nella misura in cui ne costituisce, come dico io, un punto. Un punto è un momento particolare sul quale un avvenimento si condensa (nb résserrer è anche rafforzare) e deve essere rivissuto, come se ritornasse ma leggermente modificato, spostato, obbligandovi a ridichiararlo. Un punto si ha quando le conseguenze di una costruzione di verità vi obbligano a rifare una scelta radicale, come è accaduto al principio, quando avete accettato e dichiarato l’avvenimento. Bisogna ripetere di nuovo: “Accetto questo rischio, lo desidero, lo assumo”. La nascita è così al tempo stesso un miracolo e una difficoltà, ed intorno al bambino va dispiegato di nuovo il mondo di Due. Quanto detto non si applica del resto solo ad un figlio. Non esiste l’amore sequenziale, l’amore non procede da solo. Ci sono dei ‘punti‘, delle prove, delle tentazioni, delle apparizioni nuove e qualche volta bisogna rivivere la scena di Due e trovare i termini di una nuova dichiarazione. Una volta dichiarato, l’amore deve essere anche ridichiarato. Ed è per questo che a volte dà luogo a violente crisi esistenziali, come tutte le procedure di verità.

Crediti
 • Alain Badiou •
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