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L’esposizione della propria fragilità, in una transizione dall’immaginario patriarcale, che si percepisce come debolezza, che si ricarica simbolicamente come qualcosa di negativo e tipicamente femminile, sembrerebbe mutare, o attraversare, verso un riconoscimento sovrano di questa fragilità, ma realizzandolo finalmente come un atto libertario, sovversivo, contro l’ordine egemonico che tende a cercare di annullare questo segno costitutivo dell’umano, a nasconderlo o a dominarlo. La forza più grande si trova in coloro che sono in grado di riconoscere ed accettare nella propria condizione precaria, la sua vulnerabilità di fronte a sé e di fronte agli altri.

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