Madre, con l’olio profumato ho dato agio al tuo dolore di spezzarsi. Le mie dita hanno percorso il tuo corpo mentre i tuoi occhi di bambina, fissavano esterrefatti il buio in cui tra poco sarebbero stati costretti a calare. Poi ho spogliato, ti ho strofinato, vestito, pettinato, ricoperta con i bianchi gelsomini del tuo terrazzo. Ti ho spostato nel letto dal lato del papà: adesso dopo vent’anni, ti sei ricongiunta a lui. Amato, amore. Ho accolto e sorriso, tu così amata e rispettata, le centinaia di persone che volevano salutarti, carezzare ancora una volta il tuo viso intatto, scivolare la mano sui capelli ancora biondi e morbidi come seta. Ho stretto mani, ho sorriso, abbracciato. Ancora una volta, bella principessa, eri al centro della festa. Ancora una volta la più bella delle belle. I sei amanti tra gli amati si sono piegati sulla tua bara chiusa. I sei bambini ti hanno sollevato per condurti fino al terrazzo davanti al mare. Ti hanno poggiato sulla terra nuda così come compete a una vera principessa. Poi ceneri alla ceneri. Sei volata sul mare che ci unisce, che ambedue placa e ridà vita. Ho nuotato per te, per un anno. Madre. Mi sono tuffata per te, per un anno. Madre. Con ampie bracciate ho respirato a filo d’acqua, come piace a te. Madre. Mi sono immersa nelle acque di scoglio e nelle acque di spiaggia per te e conte. Ti ho portato sulle mie spalle mare dopo mare, per un anno. Estate, inverno, estate. Per un anno, Madre, ho estinto la mia vita. Sorelle. Abbiamo sistemato la tua confusione, abbiamo sedato, diviso, condiviso il tuo potere materiale. Abbiamo parlato con avvocati, tecnici, geometri e ingegneri. Abbiamo lasciato che le nostre labbra fossero le tue labbra, Madre. Ci hanno baciato la mano, ci hanno trasmesso il tuo potere con le antiche formule dell’Isola. Adesso io in queste strade sono anche te, adesso mi porto il rispetto, parola antica che non mi lascia un istante. Tu sei la mia storia e il mio destino. Madre, oh Madre. Ora, lasciami ti prego. Adesso, proprio nei giorni in cui la nostalgia di te mi sconquassa, giorni in cui la vita no, non è seta ma di nuovo si annoda e riannoda. Ora, Madre, io ti prego, lasciami andare, verso la vita che adesso è mia e di nessun altro.

Crediti
Beatrice Monroy

PinterestIstvan Sandorfi
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