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Nel febbraio 1957, quando andò da William Burroughs a Tangeri e si offrì di copiare a macchina le centinaia di pagine gialle che coprivano il pavimento della camera dell’Hotel Muniria, Jack Kerouac gli chiese perché in quelle pagine avesse descritto tanti ragazzi impiccati nelle cantine. Non lo so”, rispose il più impenetrabile scrittore americano vivente. “Ricevo questi messaggi da altri pianeti. Sto liberandomi dalla mia educazione. È una catarsi, dico le cose più orribili che riesco a immaginare”.

Crediti
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