⋯ Jacob Sutton ⋯

Che pensare ed essere sono uno non può voler dire che l’essere viene pensato come uno con il pensiero, ma appunto in qualche modo viene “pensato”, ma che viene pensata nell’essere (=nel pensiero) questa loro identità, la quale in tanto è pensata in quanto è d’essa semplicemente la processualità del suo essere tutta e solo pensiero.

Poiché pensare è sempre pensare qualcosa («io penso che ..»), il pensiero non abbisogna di «costruire» né di «cercare» ciò di cui è pensiero: non c’è problema del rapporto tra pensiero ed essere, proprio perché manca la possibilità di qualsiasi rapporto tra di essi, ciascuno dei quali sussistente nell’altro, ciascuno dei due convertibile nell’altro e perciò non propriamente «altro». Tale impossibilità di pensare un rapporto pensiero-essere vale come fondazione dell’identità essere-pensiero, che è anche l’identificarsi dell’uno nell’altro, di modo che l’altro è tolto come «altro» non appena lo si pensa per quello che esso «è»: se si pensa il pensiero per quello che esso «è», si pensa l’«essere», pensando l’essere del pensiero; se si pensa l’essere come «essere», pensando di pensare l’essere, si pensa il «pensiero» nel suo essere tale; né dall’essere si passa al pensiero né dal pensiero all’essere, se il «passare» è pensabile solo come pensiero che «è» ed è tale; «passare» dovrebbe valere uscire dall’uno per entrare nell’altro e questo uscire e questo entrare sarebbero «pensiero» e si penserebbero perciò come «essere»; del resto uscire è anche entrare in altro, non due atti, ma un atto solo. Con ciò, il rapporto pensiero-essere non si «costruisce», né si «cerca», ma, piuttosto, si toglie; ma lo si toglie dopo averlo tuttavia presupposto, ossia considerato inizialmente come reale e vero, proprio perché si distingue nel linguaggio tra «pensiero» ed «essere» e si distingue in modo che si è poi costretti a provare, con un ragionamento (che è quello fatto sopra) che essi non si distinguono, ossia che il linguaggio non rispetta la loro identità e che, se si vuole ritrovare tale identità, bisogna forzare appunto il linguaggio, eliminare la semantizzazione da esso operata.

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A questo punto va dunque cercata l’origine della distinzione, ossia il motivo della duplice semantizzazione propria del linguaggio: «pensiero» ed «essere»; per quale ragione si usano due parole per dire la medesima cosa? Si sa che storicamente la radice della distinzione, proposta in termini di verum et esse, venne indicata nel rapportarsi dell’essere all’intelletto, donde il «verum», ciò che diciamo « pensiero » (e il rapportarsi dell’esse alla volontà sarebbe il «bonum»). È abbastanza evidente che tale rapportarsi non può riguardare l’essere (che è tale anche per l’intelletto nonché per la volontà) e che, perciò, deve riguardare gli enti nel loro diverso disporsi nei confronti dell’ esperiente-conoscente, per cui la radice della distinzione dovrebbe essere di natura psicologica o quanto meno fenomenologica. L’intelletto sarebbe, così, considerante l’essere come verum (pensiero) e la volontà sarebbe appetente il medesimo essere come bonum e l’intelletto, ancora, dovrebbe considerare se stesso e la volontà come radici degli aspetti dell’essere o come rilevanti la radicale diversità di questi aspetti tra loro. Con questa distinzione, la differenza fra intelletto e volontà può venire chiamata in causa solo in rapporto alla presenza dell’essere in quanto «rappresentato» dall’ esperiente, cioè in quanto è istituito un qualche rapporto con l’essere. Ma il rapporto con l’essere è possibile solo dove l’essere venga considerato come un ente, dove cioè sia venuto meno l’intrinseco modo di dirlo nella negazione di poterlo dire per se stesso. Se, dunque, da una parte non è possibile un rapporto con l’essere, dall’altro, è possibile considerare l’essere come un ente solo nella «intenzione» di istituire un rapporto con l’essere. Questa ultima possibilità però non è legittima ed è anzi tutt’uno con la possibilità di errare: è l’errore come possibile, come tale da doversi evitare.

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Crediti
Giovanni Romano Bacchin

Pinterest • Jacob Sutton
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