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È necessario, affinché nasca il vero linguaggio, che la vita che questo linguaggio porterà abbia fatto l’esperienza del suo nulla, che abbia “tremato” nel profondo e che tutto ciò che in essa era fisso e stabile abbia vacillato. Il linguaggio non comincia che con il vuoto. Nessuna pienezza, nessuna certezza può parlare: a chi si esprime manca qualcosa d’essenziale. La negazione è legata al linguaggio. Questa formula spiega perché l’ideale della letteratura ha potuto essere questo: non dire nulla, parlare per non dire nulla. Non si tratta di fantasticherie su un nichilismo di lusso. Il linguaggio percepisce che deve il suo senso non a ciò che esiste, ma proprio all’indietreggiare davanti all’esistenza e subisce la necessità di ancorarsi a questo indietreggiare, di cogliere la negazione in se stessa e di fare del nulla il tutto. Se di alcune cose se ne parla dicendo di esse ciò per cui sono nulla, ebbene, non dire nulla è la sola speranza per dire qualcosa.

Crediti
Maurice Blanchot
Da Kafka a Kafka
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