Egon Schiele ⋯
La stessa linea che in Klimt segnava, nella memoria, la caducità della forma, qui si rovescia in impietosa analisi dei nervi che sorreggono la creatura. Il vivente è già morto, e il disegno ne rivela la maschera. Gli alberi di autunno e di inverno, i paesaggi di Schiele, somigliano a questa creatura. Anche le case le sono affini. Estranee a ogni idea di Dimora, esse sembrano allucinanti rifugi (Tode Stadt, del 1911), finestre spalancate sul nulla, come gli occhi de La madre cieca, del 1914. Case e finestre si aggrappano le une alle altre, dominate da muti, altissimi campanili (le vedute di Stein sul Danubio, del 1913). E perfino i fiori, come uomini e alberi, denudano i propri nervi. Lo stupendo girasole del 1909-1910 è insieme dritto e appassito, “und lacht und weint”, ride e piange, come le figure degli autoritratti.

Crediti
 • Massimo Cacciari •
 • Prospettive viennesi del primo Novecento •
  • 1980 •
 • SchieleArt •   •  •

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