Gea e Crono

Crono lasciò cadere la falce dalla mano: l’ultima cosa che si sarebbe immaginato, era che sua madre gli facesse quella simile proposta.

«Cazzarola, mamma! – esclamò – E non c’è un’altra soluzione meno definitiva?»

«Non ci sono – assicurò Gea – è l’unico modo che mi viene in mente affinché Urano perda il suo potere, recuperare tutti i miei figli e farlo smettere di importunarmi una buona volta.»

«Sei sicura di quello che mi stai chiedendo?» cercava di farla riflettere Crono.

«Assolutamente! – confermò la Madre Terra – E se ci riesci, sarai tu il nuovo re dell’universo.»

L’offerta non era male; anzi, lasciare il Tartaro e diventare il re dell’universo gli sembrò una buona idea. Così prese la falce e andò in cerca di suo padre.

La scena deve essere stata terribile.

Mentre Urano dormiva, l’obbediente Crono gli si avvicinò, infliggendoli un taglio netto. E Crono, senza sapere che fare con quello che aveva in mano, lo gettò in mare e osservò il mutilato membro di suo padre trascinato dalle correnti oceaniche. Tuttavia, quando lo fece, non poté impedire, che alcune gocce di sangue cadessero su Gea. E, fecondata miracolosamente da quelle gocce, al momento, la Madre Terra generò tre Erinni; delle furie nate con un pessimo umore, una dozzina di giganti così brutti come le prime e le Meliadi, delle ninfe molto più compiacenti delle sue sorelle. Urano, come ci si può immaginare, rimase di stucco e non tornò mai più a ficcare il naso negli affari della Terra né dei loro figli.

Gea scoppio di felicità: lasciò uscire i ciclopi, titani, ecatonchiri dal suo profondo e oscuro ventre e fu finalmente in grado di vederli tutti insieme.

«Come siete belli tutti, figli miei! Ognuno con il suo stile, come siete belli!» disse loro. Il suo amore di madre era incondizionato.

Crono, il primo dio del Tempo che iniziò ad esistere, fu elogiato come un eroe, per aver effettuato la difficile missione di castrare e deporre Urano, e fu riconosciuto da tutti, come il nuovo sovrano, ed egli, investito da tale autorità, presto iniziò ad organizzare l’impero.

Fu un non-stop. La prima cosa che fece fu scegliere un luogo in una posizione centrale tra il regno celeste e sua madre Gea per stabilire la sede del governo, e la scelta fu il monte Olimpo, poiché soddisfava le condizioni migliori: affondava le sue radici nella terra e allo stesso tempo la sua cima sorpassava la cupola del cielo. Dopo distribuì i ministeri tra i suoi fratelli, costituendo così il primo Consiglio domiciliato sull’Olimpo: a Oceano, il primogenito, è stata concessa l’autorità sulle acque che circondavano le terre, raccomandandogli con l’aiuto di Teti di dare vita a Ponto, il vecchio e sterile mare nato da Gea. A Crio lo incaricò di prendersi cura dei greggi e delle mandrie di animali; a Temis, amministratrice delle leggi divine, la fece impegnare a proteggere l’ordine; a Hyperion diede la responsabilità di mantenere il fuoco degli astri; e così a Ceo, Giapeto, Phoebe, Mnemosine e la Thia, a ciascuno secondo i propri gusti e capacità, concesse i loro futuri compiti.

Così, come in un’azienda, cominciava a funzionare il nuovo governo del mondo, sulla base di due principi: da una parte, la responsabilità condivisa del Consiglio nella gestione delle principali questioni che sarebbero sorte e, dall’altra, il riconoscimento dell’autorità suprema di Crono nel caso non ci fosse alcun accordo in seno al Consiglio.

In quest’organigramma aziendale, i dodici titani e titanesse, il nuovo sovrano e altri dieci erano già posti ognuno con i rispettivi poteri e attribuzioni. Ma a Rea, la più piccola delle titanesse, Crono la lasciò, di proposito, senza dargli alcuna attività professionale. «E a me?» chiese la giovane un po’ scoraggiata. «Ah! Rea? Non avevo pensato a te» fece il finto smemorato Crono.

Rea diventò triste e cominciò a fare il broncio come una bambina, e disse tra i singhiozzi: «Anch’io voglio un incarico, come i miei fratelli e sorelle, sono intelligente e laboriosa. Non è giusto che rimanga senza fare niente!»

Crono scosse la testa, come se fosse scioccato. «Beh, questo non sarà possibile» disse. «Ma perché no?» chiese Rea. Crono, questa volta, sorrise e disse: «Perché ho altri progetti per te.»

La giovane spalancò gli occhi neri e grandi e chiese un po’ perplessa: «Per me? E quali sarebbero questi progetti?»

«Io voglio che tu sia la madre dei miei figli» le riferì il nuovo re in modo solenne «e tu sarai la moglie di Crono e Regina di tutti.».

La sua decisione era ferma e Rea accettò senza pensarci.

«Sì, lo voglio» disse la giovane titanessa.

Al momento, la gioia scoppiò tra i presenti e tutti si congratularono con la nuova coppia.