Quella sensazione di essere con le spalle al muro non si era dissolta. Esisteva solo il presente, sapevo che se avessi distolto lo sguardo dal presente mi avrebbe assalito la tristezza.
Eppure era proprio questa impossibilità di fuga a rendere quei giorni stranamente felici. Me ne ero resa conto già da sola. Anche se la situazione sembrava sconfortante, rispetto alla confusione e al dubbio in cui avevo vissuto fino a poco tempo prima, il mondo, sebbene attraversato da un’acuta tristezza, mi appariva più limpido.
“Per me la felicità è essere libero. È una sensazione di energia che mi cresce dentro e mi dà l’impressione di poter andare ovunque…” disse Nishiyama, guardando verso il cielo.

Crediti
Banana Yoshimoto
Ricordi di un vicolo cieco
Pinterest • Iwata Nakayama – Eve, 1940 •
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