Probabilmente non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Hai raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide per dare un senso al nulla.
Scenderai sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera, tu la sola vivente,
e non ti chiederai se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io.
Sono colui che ha veduto un istante e tanto basta a chi cammina
incolonnato come ora avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Crediti
Eugenio Montale

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