Egon Schiele ⋯ Seated female nude
La bellezza la seguiva come una radiosa ombra, la precedeva con la tenacia degli epiteti costanti: ‘la leggiadra moglie’, ‘la bellissima moglie’,’la meravigliosa padrona di casa’, ‘la bella Natalie’, ‘splendida donna’, ‘graziosissima creatura’; per nessuno era soltanto Natalie, Natal’ja Nikolaevna Goncarova in Puškin. Dovunque comparisse, la sua avvenenza oscurava le altre donne, chi di lei aveva solo sentito parlare si affrettava ad accostarla e a scrutarla per accertare la verità del primato che i salotti pietroburghesi le avevano conferito: era veramente la più bella, ancora più bella di Elena Zavadovskaja, di Nadežda Sollogub, di Sof’ja Urosova, di Emilija Musina-Puškina, di Avrora Schernwall von Vallen? Usciva sempre vittoriosa dal confronto. A Pietroburgo non c’era un solo giovane che in segreto non spasimasse per lei; la sua luminosa bellezza, unita al magico nome che portava, faceva girare la testa a tutti; ragazzi che non solo la conoscevano di persona, ma non l’avevano neanche mai vista da lontano, erano seriamente convinti di esserne innamorati. Alta, ‘snella come una palma’, un niveo e florido decolleté, un vitino di inaudita sottigliezza, il collo esile, un testina ‘come un giglio sullo stelo’, un ovale di tenero pallore eburneo. Tratti minuti e di classica perfezione, sopracciglia di nero velluto, lunghe ciglia nere come i capelli che portava raccolti in alto o sulla nuca, ‘proprio come un bel cammeo’, con qualche boccolo a incorniciare le tempie. Aveva ‘qualcosa di vago nello sguardo’: occhi lievissimamente strabici, forse di qualche millimetro più vicini della norma; occhi trasparenti, dal colore cangiante, tra verde e grigio e castano; occhi che ricordavano chicchi di uva spina. La loro minima imperfezione esaltava l’incanto di un volto in cui tutto era grazia, armonia, gentile concerto di linee e volumi.

Crediti
 • Serena Vitale •
 • Il bottone di Puškin •
 • SchieleArt •  Seated female nude, 1916 • Black crayon on paper - 50 x 32 cm •

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