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Il soggetto non può che desiderare, solo l’oggetto può sedurre.

Abbiamo sempre vissuto dello splendore del soggetto, e della miseria dell’oggetto. È il soggetto che fa la storia, è lui che totalizza il mondo. Soggetto individuale o soggetto collettivo, soggetto della coscienza o soggetto dell’inconscio, l’ideale di tutta la metafisica è quello di un mondo-soggetto, l’oggetto non è che una peripezia sulla via regale della soggettività. Il destino d’oggetto, per quanto ne so, non fi rivendicato da nessuno. Non è nemmeno intellegibile in quanto tale: non è che la parte alienata, la parte maledetta del soggetto. L’oggetto è svergognato, osceno, passivo, prostituibile, è l’incarnazione del male, dell’alienazione pura. Schiavo, la sua unica promozione sarà di entrare in una dialettica del signore e dello schiavo, ove si vede sorgere un nuovo vangelo, la promessa per l’oggetto di essere trasfigurato in soggetto. Chi ha mai avuto sentore della potenza propria, della potenza sovrana dell’oggetto? Nel nostro pensiero del desiderio, il soggetto detiene un privilegio assoluto, poiché è lui che desidera. Ma tutto si rovescia se si passa a un pensiero della seduzione. Qui, non è più il soggetto che desidera, è l’oggetto che seduce. Tutto parte dall’oggetto e vi ritorna, come tutto parte dalla seduzione e non dal desiderio. Il privilegio immemorabile del soggetto s’inverte. Perché il soggetto è fragile, non potendo che desiderare, mentre l’oggetto si fa forte proprio dell’assenza di desiderio. Esso seduce mediante questa assenza di desiderio, provoca nell’altro l’effetto del desiderio, lo provoca o l’annulla, l’esalta o lo delude – questa potenza si è preferito dimenticarla.

Crediti
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