Egon Schiele ⋯ Sleeping Girl
Quando egli stava sul podio degli oratori e parlava davanti ai giovani, lo opprimeva il peso delle sue vicende, si sentiva vecchio e si sarebbe dato cent’anni. A volte, a casa, si guardava nello specchio e si convinceva che la sua faccia non era più vecchia di dieci anni prima. La gioventù e la salute degli altri non sembravano però qualità fisiche, ma un modo di sentire. Erano più giovani di lui di sei, otto o dieci anni. Capivano bene quello che diceva loro. Eppure lui a ogni frase pensava: io qui rappresento un pezzo di storia e neppure di quelli autorizzati. Talvolta una sua parolina tradiva il vecchio ribelle. Allora sentiva un brivido correre rapido per la schiena dei suoi ascoltatori. Faceva una pausa. Gli sembrava di doversi interrompere tutt’a un tratto, per mancanza di parole. La passione si sentiva colta sul fatto. Di quei giovanotti nessuno aveva percorso come lui, solitario e truce, le strade della città. Loro marciavano con canti e bandiere verso feste, conferenze e adunate. Prendevano possesso dell’eredità di un nuovo mondo come conquistatori, e non avevano conquistato nulla, ed erano solo eredi. Non avevano più bisogno di ricambiare l’odio con l’odio. Non uno di loro sarebbe stato senza patria e infelice. La tristezza, un’istituzione reazionaria, era scacciata. Una nuova generazione sarebbe sorta, anzi c’era già, con muscoli vivaci, sole negli occhi, impavida perché non c’erano terrori, e coraggiosa perché non c’erano pericoli a minacciarla. Lui non era invecchiato, il mondo però era diventato così nuovo come se lui avesse vissuto mille anni.

Crediti
 •  Joseph Roth •
 •  Il profeta muto •
 • SchieleArt •  Sleeping Girl •  •

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