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Un libro non ha né oggetto né soggetto, è fatto di materie diversamente formate, di date e velocità molto differenti. Non appena si attribuisce il libro a un soggetto, si trascura questo lavoro delle materie e l’esteriorità delle loro relazioni. Si fabbrica un buon Dio per dei movimenti geologici. In un libro, come in ogni cosa, ci sono linee di articolazione o di segmentarietà, strati, territorialità, ma anche linee di fuga, movimenti di deterritorializzazione e di destratificazione. Le velocità comparate di scorrimento derivanti da queste linee comportano fenomeni di ritardo relativo, di viscosità, o al contrario di precipitazione e di rottura. Tutto questo, le linee e le velocità misurabili, costituisce un concatenamento. Un libro è un concatenamento, e come tale inattribuibile. È una molteplicità – ma non si sa ancora quel che il molteplice implica quando cessa di essere attributo, ossia quando è elevato allo stato di sostantivo. Un concatenamento macchinico è volto verso gli strati che ne fanno una specie di organismo, una totalità significante o una determinazione attribuibile a un soggetto, ma è volto anche verso un Corpo senza Organi che continua a disfare l’oganismo, a far passare e circolare particelle asignificanti, intensità pure, e ad attribuirsi i soggetti ai quali non lascia più che un nome come traccia di un’intensità.

Crediti
 • Gilles Deleuze •
 • Rizoma •
  • Felix Guattari •
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