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La vicenda raccontata dal mito, il rifiuto di Prometeo di piegarsi alla volontà di Zeus, evoca paradigmaticamente una questione che noi definiremo di principio: l’indipendenza del sapere del potere.
Chi ha il potere non ha il sapere e chi ha il sapere non ha il potere. Per questo motivo potere e sapere non si trovano mai concordi.
Il potere (Zeus), quindi, incatena il sapere (Prometeo), impedendogli di agire indipendentemente, ma il sapere (Prometeo) non avrà alcun cedimento nel mantenere la propria indipendenza. Il potere (Zeus) infligge il sapere (Prometeo) un dolore perpetuo, insopprimibile, la ferita lacerante provocata dal rapace, la quale continua a sanguinare senza mai rimarginare. È il simbolo della sofferenza che il sapere porta dentro di sé come prezzo della sua indipendenza e insieme della sua impotenza. Il potere, da parte sua, vive rosa dal sospetto e dalla perenne paura di esser tradito, se non addirittura completamente esautorato.
Il rapporto Zeus-Prometeo ci offre il paradigma simbolico di quanto tuttora si verifica ancora negli ordinamenti collettivi.
L’inconoscibilità tra potere e sapere, come messa in risalto del paradigma mitico greco ora citato, è frutto di una concezione non sacrale degli ordinamenti. In un ordinamento sacrale, che è mitico rivelativo, il potere e il sapere sono tra loro conciliati, fin dall’inizio, perché non ci sono nemmeno le premesse di un loro contrasto.

Crediti
 • Giulio Maria Chiodi •
 • Propedeutica alla simbolica politica •
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