Bill Gekas

I molti non colgono la vera natura delle cose in cui si imbattono, né le conoscono dopo averle apprese, ma se ne costruiscono un’opinione.

Bill GekasChi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri: questa massima alla quale il vecchio professore si era sempre attenuto è semplicemente un postulato del senso della realtà. Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev’essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o, quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o talaltra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com’è, egli pensa: be’, probabilmente potrebbe anche esser diversa. Cosicché il senso della possibilità si po-trebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe egualmente essere, e di non dar maggiore importanza a quello che è, che a quello che non è. Come si vede, le conseguenze di tale attitudine creativa possono essere notevoli, e purtroppo non di rado fanno apparire falso ciò che gli uomini ammirano, e lecito ciò che essi vietano, o magari indifferenti e l’uno e l’altro. Questi possibilisti vivono, si potrebbe dire, in una tessitura più sottile, una tessitura di fumo, immaginazioni, fantasticherie e congiuntivi; quando i bambini dimostrano simili tendenze si cerca energicamente di estirparle, e davanti a loro quegli individui vengon definiti sognatori, visionari, pusilli, e saccenti o sofistici. Chi vuol lodare questi poveri mentecatti li chiama anche idealisti, ma evidentemente con tutto ciò s’allude soltanto al tipo debole, che non sa capire la realtà o la fugge temendo di farsi male, per cui dunque l’assenza del senso della realtà è davvero una mancanza.

Bill GekasIl possibile però non comprende soltanto i sogni delle persone nervose, ma anche le non ancor deste intenzioni di Dio. Un’esperienza possibile o una possibile verità non equivalgono a un’esperienza reale e a una verità reale meno la loro realtà, ma hanno, almeno secondo i loro devoti, qualcosa di divino in sé, un fuoco, uno slancio, una volontà di costruire, un consapevole utopismo che non si sgomenta della realtà bensì la tratta come un compito e un’invenzione. La terra in fin dei conti non è affatto vecchia e non si può dire che il suo grembo sia mai stato veramente benedetto. Volendo distinguere comodamente la gente che ha il senso della realtà dalla gente che ha il senso della possibilità, basta pensare a una determinata somma di denaro. Tutto ciò che mille marchi, ad esempio, contengono in fatto di possibilità, lo contengono senza dubbio, che uno li possegga o no; il fatto che li possegga il signor Tu o il signor Io non aggiunge loro nulla, come non aggiungerebbe nulla a una rosa o a una donna. Ma, uno stolto li nasconde sotto il materasso, dicono i realisti, e un savio ne fa qualche cosa; persino alla bellezza di una donna viene innegabilmente tolto od aggiunto qualcosa da colui che la possiede: la realtà che suscita la possibilità, e nulla di errato come il negarlo. Tuttavia nella media o nella somma rimarrebbero sempre le stesse possibilità, che si ripetono finché viene qualcuno per il quale una cosa reale non vale di più che una immaginaria. È lui che dà finalmente senso e determinazione alle nuove possibilità e le suscita.

Bill GekasUn uomo siffatto è però un caso tutt’altro che semplice. Poiché le sue idee, quando non siano oziose fantasticherie, non sono altro che realtà non ancor nate, anch’egli possiede il senso della realtà; ma è un senso della realtà possibile, e perviene molto più lentamente alla meta che non il senso, insito nella maggior parte degli uomini, delle loro reali possibilità. Egli vuole, per così dire, il bosco, e gli altri vogliono gli alberi; e il bosco è qualcosa che è difficile definire, mentre gli alberi significano tanti e tanti metri cubi di una determinata qualità di legno. Forse lo si può esprimere anche meglio dicendo che l’uomo dotato di un normale senso della realtà somiglia a un pesce che abbocca all’amo e non vede la lenza, mentre l’uomo dotato di quel senso della realtà che si può anche chiamare senso della possibilità tira la lenza e non sa lontanamente se vi sia attaccata un’esca. A questa eccezionale indifferenza per la vita abboccante all’ esca si contrappone per lui il pericolo di compiere azioni assolutamente atrabiliari.

Un uomo non pratico – ed egli non appare soltanto tale, ma lo è in effetto – risulta malfido e imprevedibile nelle relazioni umane. Commetterà atti che per lui hanno un significato diverso che per gli altri, ma a tutto troverà giustificazione se potrà ridurlo a un’idea fuori del comune. E per giunta oggi è ancora assai lontano dalla logicità. È assai facile che un delitto, dal quale un altro risente danno, gli appaia semplicemente come uno sbaglio da imputarsi non a chi lo ha commesso ma all’ordinamento della società. È incerto però se uno schiaffo da lui ricevuto gli parrà un’ingiuria alla società, o almeno impersonale come il morso d’un cane; probabilmente invece restituirà innanzi tutto lo schiaffo, e solo in seguito gli verrà in mente che non avrebbe dovuto farlo. E ancora, se gli portano via l’amante non saprà oggi come oggi prescindere del tutto dalla realtà di questo fatto e consolarsi con un nuovo impreveduto sentimento. Per ora questa evoluzione è ancora in atto e costituisce per l’uomo singolo tanto una debolezza quanto una forza. E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso possa un bel giorno capitare di scoprire in sé un uomo senza qualità.

L’erudizione non educa la mente, non insegna ad avere intelligenza… Perché in una sola cosa consiste la sapienza, nell’intendere la ragione, che governa tutto il mondo, dappertutto.

Bill Gekas

Crediti
 • Robert Musil •
 • L'uomo senza qualità •
  • Eraclito apre e chiude il brano di Musil •
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