Filosofia prima e teologia

D’altra parte, mentre il principio di non contraddizione indica la proprietà originaria dell’ente in quanto ente, e quindi di ogni ente — sia di quelli che si manifestano, sia di quelli (se esistono) che non si manifestano —, la manifestazione degli enti apre il problema se essa sia oppure no, a sua volta, una proprietà dell’ente in quanto ente. Poiché gli enti manifesti sono divenienti, quel problema equivale al problema — che è il problema metafisico per eccellenza — se oltre gli enti divenienti esistano enti immutabili ed eterni, e cioè se gli enti manifesti siano la totalità oppure soltanto una parte della totalità degli enti.
Aristotele sa bene che sin dal suo inizio la filosofia ha affermato l’esistenza dell’ente immutabile — cioè l’arché della totalità dell’ente — e che l’arché non è un ente manifesto («la physis ama nascondersi» diceva Eraclito), ma è un ente la cui esistenza viene affermata in base al principio che dal nulla non si genera nulla. La filosofia prima è quindi, da un lato, scienza dell’ente in quanto ente; dall’altro lato è la scienza che ha il compito di risolvere il problema se la realtà diveniente e manifesta sia o non sia la totalità dell’ente. La filosofia prima aristotelica risolve questo problema dimostrando che oltre alla realtà diveniente manifesta esiste una realtà immutabile, eterna, sommamente cosciente di sé e sommamente felice, che Aristotele chiama Dio. La filosofia prima — cioè la scienza dell’ente in quanto ente — culmina così nella teologia razionale. La meta-fisica è appunto il processo che conduce la scienza dell’ente in quanto ente dall’affermazione dell’esistenza dell’ente diveniente (identificato alla physis) all’affermazione dell’ente immutabile. In questo modo, Aristotele conferma il significato fondamentale del pensiero filosofico da Talete a Platone.

Indice
Crediti
 Emanuele Severino
 L'episteme nella filosofia di Aristotele
  Aristotele ridotto
 SchieleArt •   • 




Quotes per Emanuele Severino

Affermare che la verità appare all'uomo è un modo di negare la verità. Perché lo sguardo umano, a cui la verità appare, è uno sguardo che, in quanto distinto dalla verità, è non verità. Dire «la verità appare all'uomo» significa dire «la non verità pensa la verità» - e quindi non può pensare la verità.  L'identità del destino

Il termine angoscia viene utilizzato in filosofia come una traduzione dal latino angor, termine che significa anche affanno e soffocamento, sintomi immediati in quella che viene riconosciuta come angoscia da Freud agli albori della Psicanalisi.  Heidegger e la metafisica

Benedetto Croce Presentò il suo idealismo come «storicismo assoluto», giacché «la filosofia non può essere altro che filosofia dello spirito [...] e la filosofia dello spirito non può essere altro che pensiero storico», ossia «pensiero che ha come contenuto la storia», che rifugge ogni metafisica, la quale è «filosofia di una realtà immutabile trascendente lo spirito».  La filosofia dai Greci al nostro tempo

L'uomo non è mai stato tanto consolato, compreso, curato, beneficato come oggi; ma, nella nostra civiltà, l'angoscia aumenta nella stessa misura in cui si perfezionano le terapie.  Essenza del nichilismo

e si sostiene che rimane pur sempre la libertà di pensare ad altre cose, di scegliere o di prendersi cura per altre cose che non siano la filosofia, questa libertà è la libertà di trovarsi nell’infondatezza o addirittura nella contraddizione.