Egon Schiele ⋯ Nude with violet stockings and black hair
A quanto pare siamo tutti d’accordo che pensare è un’attività frequente, anzi essa è costante, contraddistingue noi da tutti gli altri esseri viventi. Ricordandoci di questa eccezionale caratteristica, ci viene da chiederci: non è forse meglio farlo con precisione, rigore, senza luoghi comuni?
A tutti noi vengono in mente dei pensieri sulla vita che percepiamo come profondi, intelligenti e abbiamo la perniciosa convinzione di essere stati i primi a pensarli. Invece da secoli i filosofi li hanno già elaborati con maggiore profondità. Allora non è forse proprio quello che cerchi, ciò su cui mediti, ciò che ha strettamente a che fare con la tua vita, ciò che ti serve, e per di più è elaborato, profondo e molto più vicino alla verità, senza l’aggiunta delle tue passioni e preoccupazioni.
La maggior parte delle idee che hai non sono veramente tue. Perché nella vita quotidiana cominci sempre dalle conclusioni che ti trovi già pronte in giro, le difendi, senza avere chiare le premesse. Succede che ti trovi incapace di definire e di esporre i principi che stanno alla base dei tuoi ragionamenti, parli di un’idea senza esaminarla in maniera critica.
Ma allora dici: se questa fosse la verità, perché nella vita quotidiana non mi capita di percepire questi errori? A causa della superficialità onnipresente. Non siamo esortati nell’andare a fondo. Ciò è assente sopratutto nella stampa e in televisione e questo sentimento di estraneità e prevenzione, che suscita l’approfondire, viene rafforzato.
Ti vedo perplesso, domandi: è così semplice? Ci viene nascosta questa evidente felicità, questa saggezza e tu mi credi così stupido, pensi che se ci fosse io non me ne sarei accorto? No. C’è un’altro cavillo. Noi siamo così avversi a questa verità, a questo approfondire, a questa ricerca di un senso perché ci richiede di rifiutare le nostre abitudini, non studiare a memoria, mettere in dubbio, applicarci, richiede lo sforzo di un’avventura personale. È uno studio che turba in profondità tanto da spingere molti a cessare volontariamente di riflettere e ad odiare il ragionamento. Invece chi assaggia per la prima volta la verità, si accorge delle illusioni e prosegue nella riflessione in maniera appassionata.
Ricordati, se un esercizio non ci fa male, significa che restiamo al di qua dei nostri limiti, un po’ come nell’allenamento del corpo.
Ti esorto ad avere uno spirito critico, un pensiero rigoroso, servirti delle riflessioni contraddittorie, per non cadere vittima delle illusioni.
Lo so che può essere assurdo pensare che arrivo io, ti dico che la maggior parte delle cose in cui credi sono illusorie e tu mi devi pure accogliere, ma è per il tuo bene, non per la mia vanità, io non ci guadagno niente. Ero perso anch’io e ora non posso vedere i miei fratelli sballottati dalla vita, trascinati dalle passioni e mi fa male vedere coloro che sprecano il tempo limitatissimo della vita. Se ancora hai dei dubbi, ti lascio con questa idea su cui meditare:
Da dove vengono le nostre idee che chiamiamo vere? Dalle apparenze dell’esperienze sensibili. Perché sei così sicuro di ciò in cui credi? Fontenelle scriveva: “a memoria di una rosa non si è mai visto morire un giardiniere“.

Crediti
 • Jean Paul Jouary •
 • A cosa serve la filosofia? •
  • Ispirazione tratta dal libro •
 • SchieleArt • Leemage Nude with violet stockings and black hair • 1912 •

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