Egon Schiele ⋯ La morte e la ragazza

Poiché il mal di volontà è per giunta piacevole, di buon grado ci si abbandona ad esso. Niente di più dolce che trascinarsi al di qua degli avvenimenti; e niente di più “ragionevole”.
Ma senza una buona dose di demenza, nessuna iniziativa, nessuna impresa, nessun gesto. La ragione: ruggine della nostra vitalità.
È il pazzo che è in noi ad obbligarci all’avventura; se ci abbandona, siamo perduti: tutto dipende da lui, perfino la nostra vita vegetativa; è lui che ci invita, che ci costringe a respirare, ed è ancora lui a far sì che il nostro sangue circoli nelle vene.
Se ne va via? Eccoci soli! Non si può essere insieme “normali” e vivi.
Se io resto in una posizione verticale e mi accingo a colmare l’istante che giunge, se insomma concepisco il futuro, un felice guasto della mia mente ne è la causa. Sussisto e agisco in quanto sragiono, in quanto mando ad effetto i miei vaneggiamenti.
Se divento sensato, ecco che tutto mi intimidisce: scivolo verso l’assenza, verso sorgenti che non vogliono scorrere, verso quella prostrazione che la vita dovette conoscere prima di concepire il movimento, accedo “a furia di viltà” alla natura intima delle cose, interamente costretto a un abisso di cui non so cosa fare poiché mi isola dal divenire.

Crediti
 • Emil Cioran •
 • La tentazione di esistere •
 • SchieleArt •  La morte e la ragazza • 1915 •

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