A proposito di fascismo/fascismi: Qual è l’ideologia?
Mentre imperversano notizie di clamorose azioni e di crescita dei movimenti neofascisti, c’è una domanda che forse abbiamo allontanato perché la diamo per scontata ma che aiuta a capire e persino a sanare.
Del fascismo e nazismo (e di molte ideologie accostabili: suprematismo, franchismo, dittature militari ecc.) qual è l’idea, il principio basilare?
Proviamo a chiederlo a interlocutori ipotetici ma anche a persone in carne ed ossa; ne risultano utili ragionamenti e pure qualche sorpresa.
Sulle origini del fascismo c’è stato anche, forte, l’obiettivo di arginare il socialismo internazionale. Rivoluzione Russa 1917, moti spartachisti in Germania 1919, Biennio Rosso in Italia 1919/1920 e lo sviluppo di tanti movimenti e partiti comunisti in Europa e non solo, sono lo sfondo di quel periodo al quale fa da contraltare il fascismo, nato formalmente nel 1919, forza di governo con la Marcia su Roma nel 1922 e dittatura nel 1925. Il contrasto alla temuta marea socialista è un importante motivo per il quale il movimento mussoliniano è stato tanto benvisto in Italia e anche nel mondo ** prima che “esagerasse” con la guerra. Questo carattere continua ad essere un motivo basilare – spesso sottaciuto o quasi inconscio – di quanti ancora oggi temono la “deriva bolscevica”.

**Che Mussolini fosse inizialmente socialista conta ben poco; appena ha incarnato un grande movimento interventista e antisocialista ha ricevuto – e dimenticati o nonostante gli sfaceli della dittatura e della II Guerra, ancora oggi riceve – l’appoggio materiale ed ideale di ampie fette di talune classi sociali: aristocrazia, alta borghesia, industriali, ecclesiastici, militari e quanti a costoro sono afferenti o fanno riferimento nel sentirsi antisocialisti o comunque preoccupati dal socialismo.

Ciò detto, abbiamo iniziato sostenendo che una domanda ben precisa ci aiuta. Dunque ripetiamola. Del fascismo e delle sue affiliazioni qual è l’essenza fondante e al contempo l’obiettivo ultimo? Qual è insomma il principio base di fascismo e nazismo?
Lo abbiamo bene in mente? Dovrebbe essere chiaro eppure non è detto che tutti, pur tra “gli interessati”, lo abbiano limpido.
Invero nella storiografia si trovano frasi come “il fascismo è un metodo non una teoria”, rimane comunque un metodo teso verso un obiettivo politico, ovvero una prassi teorica.

Il fondamento è soprattutto uno: una società fondata sull’uomo forte, sul suprematismo per usare linguaggio odierno, però attenzione, non solo nel senso che il sistema è retto da uomini e donne “forti” ma anche che gli elementi di quel mondo ideale sono individui “forti“, cioè superiori in quanto stirpe (“razza“) di superiori fatta da persone superiori. Gente selezionata, di eccellenza, adatte a produrre e riprodursi, combattere lavorare e obbedire tutti efficienti fino ad ottenere un’umanità perfetta.
Il fascismo e il nazismo, nel tempo, prevedono un mondo di superuomini dove persone presunte inferiori o nocive (ebrei, neri, gay, handicappati e tutti i diversi – cioè gli oppositori di questa visione totale) sono eliminate fino all’estinzione o relegate a ruoli di sterile schiavitù.
Si tratta di una società-macchina dove vive e sopravvive solo ciò che è funzionale al suo sistema (arti idee prodotti e comportamenti appropriati) e chi è potente ed assolutamente integrato.
In fondo è una delle tante utopie umane; la storia è incredibilmente zeppa di chimere visioni e semplificazioni delle società e dei modi di vivere, nonché di ideali ai quali affidarsi o credere. Siamo talmente assuefatti a tali astrazioni stratificate, che si inseguono respingono e mischiano nei luoghi e nei dei tempi, che nemmeno ci accorgiamo di farne parte.
Questa nazifascista, che in realtà è una distopia, è una visione alla quale probabilmente nemmeno molti di coloro che l’appoggiano hanno ben presente. Ordine disciplina efficienza compattezza, sono i presupposti ma anche l’obiettivo finale delle destre estreme. Non c’è spazio per diversi, eccentrici, naif, svogliati, imperfetti, pensatori, malati, deboli e riluttanti nel proprio ruolo determinato.
L’umanità dovrebbe diventare quasi un solo blocco genetico e comportamentale, cosa che però – importante particolare – sarebbe la fine stessa dell’essere umano (infatti, organismi genetici e organismi sociali sopravvivono nelle diversità, è un dato scientifico).
Cronache e segnalazioni, analisi e commenti, drammatizzazioni o sdrammatizzazioni, inchieste interviste statistiche ci danno comunque tantissimi segni violenti dell’attività nazifascista.
Bisogna pensare che quando certi individui fanno azioni dimostrative o fisiche contro le diversità (contro le “loro” diversità sessuali ideologiche mentali o etniche) stanno ancora portando avanti l’dea, l’obiettivo, di un mondo di uguaglianza dei forti, di parità esclusiva delle élite, di vittoria della loro genia pura. Tale ideale è e lavora in netta opposizione alla visione contraria del progetto della sinistra, che pensa invece a un mondo di uguaglianza tra le differenze.

Anche per certe sinistre al potere abbiamo tutti ben presente le derive autoritarie e dittatoriali, la differenza è che non sono previste inizialmente e/o non sono l’obiettivo finale, che resta l’uguaglianza sociale mentre il totalitarismo è visto come aberrazione di percorso.

Lo scritto presente – è essenziale precisare a questo punto – tratta da Occidente (arduo e lungo mettersi nei panni di altre realtà geografiche) questioni da un punto di vista teorico e concettuale. Si possono muovere tante obiezioni sulle differenze tra teorie e fatti, sulla realtà e le sue mille sfaccettature ma è bene riflettere che ogni cosa che fa l’essere umano poggia su due pilastri, il ragionamento e l’emozione. In politica non si ripete mai abbastanza quanto sia bene diffidare il più possibile dall’emozione. Poi molte cose si devono tarare alla prova dei fatti e questo è un altro importante aspetto qua non esaminato.

Ora, rispetto alle cause dell’attrazione delle ideologia di supremazia soprattutto sui giovani ma anche – si badi – sulle classi subalterne (poveri, emarginati, sottomessi…) ancora una domanda ci aiuta.

Pensiamo alla seguente domanda implicita.
Volete far parte di un gruppo di forti, integri e sani, coesi verso il fine di dominare un mondo fatto di un genere vincente – oppure di un gruppo che include e prevede anche deboli pezzenti infermi diversi handicappati e dissidenti verso la democrazia sociale?

Ovvio. Un giovane, oppure un emarginato vero o presunto, vede nel mito di appartenere al gruppo dei forti, gli eletti e puri, un bel sogno di grandezza, una sicura rivalsa. Peccato che, oltre all’ingiustizia inaccettabile, nella realtà sarebbe pericolosamente complicato farne parte stabilmente. Intanto non pochi di coloro che sostengono questo miraggio della comunità d’estrema destra difficilmente ne farebbero parte. certe strutture di regime non guardano in faccia a nessuno nel conseguire le proprie finalità. Lo abbiamo visto nel passato: ebrei fascisti, decorati di guerra, familiari di gerarchi non sono passati nelle ferree maglie della selezione. Chi tra i nuovi nazifascisti dovesse essere debole, dubbioso, non pronto a un estremo lavoro di gruppo o avesse seri problemi sanitari o comportamentali sarebbe presto escluso nonostante la militanza. Lo stesso varrebbe per loro parenti, congiunti ed amici. Inoltre il tutto va considerato nel tempo: stare dentro un suddetto ipotetico stato sarebbe poco sostenibile a lungo per chiunque abbia tratti di spirito ribelle, creativo, individualista. Concludendo, nelle scelte politiche bisogna prima conoscere, poi pensare e dopo provare a capire e prevedere; vivere in una società nazifascista non sarebbe una bella passeggiata tranquilla, nemmeno per gli adepti.

Nel nostro mondo odierno, visto che ci siamo, a quella rischiosa (e ingiusta) forma pura e bruta ci sono grandi sistemi di pensiero alternativi che hanno ampi prospetti differenti. La destra, intanto, non è soltanto quella estrema eppure interpreta istanze di rigore prevedendo società assai diverse da quella socialista. Del resto pure certe democrazie presidenziali a guida forte, perlomeno in teoria, soddisfano richieste assolutistiche. Anche il liberismo e lo stesso capitalismo propongono grosse sfumature di modelli di vita, così come, per contro, i movimenti ambientalisti o quelli delle nuove forme di democrazia diretta non sono meno rivoluzionari di altri. Tuttavia consolidati sistemi socialdemocratici, come quelli scandinavi, sono ad oggi tra i più realmente attraenti nei fatti sebbene tra i più alternativi rimangono i modelli comunisti o di socialismo reale. Infine uno dei pochi altri pensieri globali che – siamo sempre sul piano ideologico – davvero si riesce ad opporre ai fascismi è il cristianesimo, rara teoria esplicita (e fede) che accoglie anzi eleva proprio quegli esclusi, gli umili gli ultimi e persino i “peccatori”.

Per concludere bisogna almeno aggiungere che va capito il giovane; di solito è contestatore, talvolta estremista. Vuole cambiare il mondo anzi stravolgerlo e sarebbe quasi innaturale e triste se così non fosse, però l’intelligenza esiste per valutare la qualità, cioè i modi ed i metodi, e la quantità del nostro intervenire, qualunque età o ruolo abbiamo.

Crediti
 • Uldio Calatonaca •
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