Landscape at Krumau

Per Sloterdijk, dunque, l’ambito problematico definito dal termine economico non è solo quello che si occupa del denaro, della liquidità, della moneta in senso ampio, insomma. Nell’economico, invece, rientrerebbero anche una vasta gamma di processi psichici, di movimenti concettuali e culturali. Lo psichico, secondo Sloterdijk, è una grandezza suscettibile di trattazione economica, vale a dire di accumulazione e differimento, come il capitale monetario. Chi, storicamente, si è impegnato ad accumulare le energie psichiche dei singoli e delle masse sono, per Sloterdijk, quei grandi collettori (come, per esempio, il Partito Comunista o la Chiesa Cattolica) che sono stati in grado di agire come banche delle passioni, dei sentimenti, delle energie mentali in genere. Vale a dire che hanno operato un immagazzinamento delle energie psichiche e un loro differimento dall’immediato dispendio, in vista di uno sfruttamento futuro. È in questo senso che, seguendo il ragionamento di Sloterdijk, non bisogna considerare l’ambito dello psichico come sovrastrutturale rispetto a quello del monetario (come indicherebbe una certa vulgata, di stampo marxista, che tende a interpretare come economico solo il monetario): le leggi dell’economia strutturano in egual misura sia il campo dello strettamente monetario, sia quello dello psichico. Dunque, riteniamo di non fraintendere la posizione di Sloterdijk affermando che psichico e monetario rispondono entrambi alle medesime leggi economiche: quelle leggi che le banche classiche e le banche dell’ira hanno sempre ben compreso, e messo puntualmente in pratica. Tra psichico e monetario, quindi, in una prospettiva sloterdijkiana, non va stabilita alcuna priorità, nessuna gerarchia: sono entrambe grandezze che possono (e devono) essere trattate con gli strumenti dell’economia, un’economia «allargata», potremmo dire. Si potrebbe, in tal senso, parlare di una genealogia timotica dell’economico, per definire questo allargamento del pensiero e delle categorie dell’economia ai processi di psicologia storica. Quello che propone Sloterdijk, infatti, non è una monetarizzazione dello psichico tout court. Non tutte le energie psichiche hanno lo stesso valore economico, secondo il filosofo di Karlsruhe: solo quelle così violente, forti, inestirpabili, da poter muovere gli esseri umani con la più grande forza, accecati quasi dalle proprie passioni. Sloterdijk raggruppa questo genere di energie psichiche sotto il nome-collettore di ira, più precisamente di thymós: desiderio di riconoscimento, odio, volontà di autoaffermazione, desiderio di riscatto, indignazione, risentimento, ira, invidia, ambizione, sono solo alcune delle passioni che è possibile annoverare entro la macrocategorizzazione sloterdijkiana del concetto di ira. Va notato, e in questo l’opinione di Sloterdijk ci sembra sostenibile, come tutti questi moti dell’animo, fin dalla terminologia che li designa, portino con sé le stimmate del rifiuto e della condanna, sociale e morale. Il carattere monetario di queste passioni, dunque, può essere considerato il nodo cruciale del testo che stiamo analizzando: il carattere monetario e monetarizzabile dello psichico è un fattore fondamentale per comprendere i processi politici. Ed è proprio in questo punto che si inserisce la trattazione della nozione bataillana di dépense: con questo concetto, vedremo, Bataille cercherà di spiegare come il monetario addirittura dipenda da un’organizzazione economica dello psichico del tutto peculiare, basata sull’eccesso e sul dispendio.

Crediti
 • Antonio Lucci •
 • SchieleArt •  Landscape at Krumau • 1916 •

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