Al mattino
Questa tenerezza e queste mani libere,
A chi porle al vento?
Tanto disordine per l’ebbrezza
e nel mezzo della chiamata
l’ansia di questa porta aperta per nessuno.
Abbiamo fatto un pane così bianco
per bocche già morte che accettavano
solo denti affilati, il tè freddo della veglia mattutina.
Abbiamo suonato strumenti, per la cieca collera
di ombre e di cappelli dimenticati.
Ci siamo ritrovati con il tempo presente ordinato su di un inutile tavolo,
e fu necessario bere il sidro caldo nella vergogna della mezzanotte.
Allora, nessuno vuole tutto questo, nessuno?