Amare Schumann
Il mondo, per Schumann, non è irreale, la realtà non è annullata. La sua musica, nei titoli, talvolta nei tentativi discreti di descrizione, si riferisce incessantemente alle cose più concrete: stagioni, momenti del giorno, paesaggi, feste, mestieri. Ma questa realtà è minacciata da disarticolazioni, dissociazioni, movimenti per nulla irregolari (nessuno stridore), ma brevi, e per così dire, incessantemente «mutanti»: nulla resiste a lungo, un movimento ne interrompe un altro; è il regno dell’intermezzo, nozione quasi vertiginosa quando si estende a tutta la musica e quando la matrice è vissuta solo come un susseguirsi spossante (ma bello) di interstizi. […] In questo mondo spezzato, derivato da apparenze vorticose, talvolta un elemento puro e immobile si apre un varco: è il dolore. «Se mi domandaste il nome del mio dolore, non potrei dirvelo. Credo sia il dolore stesso, e non saprei chiamarlo altrimenti». Questo dolore puro, senza oggetto, questa essenza di dolore è senza dubbio il dolore del folle.

Crediti
 Roland Barthes
 L'ovvio e l'ottuso
 SchieleArt •   • 




Quotes per Roland Barthes

Il testo di godimento è assolutamente intransitivo. Pure, la perversione non basta a definire il godimento; è l'estremo della perversione a definirlo: estremo sempre spostato, estremo vuoto, mobile, imprevedibile. Questo estremo garantisce il godimento: una perversione media si carica ben presto di un gioco di mentalità subalterne: prestigio, ostentazione, rivalità, discorso, parate.

Nel languore amoroso qualcosa se ne va, senza fine; è come se il desiderio non fosse nient'altro che questa emorragia. La fatica amorosa è questo: una fame amorosa chPer il soggetto, il gesto dell'abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato.e non viene saziata, un amore che rimane aperto.

La parola è fatta di una sostanza chimica impalpabile che opera le più violente delle alterazioni.

Non siamo abbastanza sottili per scorgere lo scorrimento probabilmente assoluto del divenire; il permanente non esiste se non grazie ai nostri organi grossolani che riassumono e riconducono le cose a piani comuni, laddove niente esiste in questa forma. L'albero è ad ogni istante una cosa nuova; noi affermiamo la forma perché non cogliamo la sottigliezza di un movimento assoluto.  Il piacere del testo

È la perdita brusca della socialità, e tuttavia non ne consegue alcuna ricaduta verso il soggetto (la soggettività), la persona, la solitudine: tutto si perde, integralmente. Fondo estremo della clandestinità, nero di cinema.