Ambienti di vita superiore
Le dame, almeno quelle che non attendevano ai servizi più intimi, erano al loro posto. Attraversavano il locale con passo ondeggiante, si giravano davanti allo specchio, il viso assorto in un’estasi solitaria, chiedevano sigarette con cortese freddezza e si sedevano per qualche istante, ora ad una tavola ora all’altra, con fare condiscendente e interessato. Sembravano penetrate dal sentimento di una singolarissima dignità, una dignità che si comunicava a ciascun pensionante di quella casa aristocratica e d’antica fama. Essere lì significava entrare in ambienti di vita superiore. Questa dignità trovava espressioni svariate. A differenza di altri locali del genere, qui pochissime portavano vestiti corti; la maggior parte portava bizzarri négligés, vestaglie fluttuanti; Valeska, la più pomposa di tutte, aveva perfino un vero e proprio abito da ballo, che alla festa dell’Opera o a quella degli Avvocati si sarebbe meritato una particolare menzione dalla cronaca giornalistica. Nonostante l’impaccio del vestito avveniva talvolta, non troppo spesso, che una si denudasse le gambe per prender fuori dalla calza un astuccio di sigarette o di cipria.

Crediti
 • Franz Werfel •
 • Nella casa della gioia •
 • SchieleArt •   •  •

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