Egon SchieleIl rapporto tra l’Occidente moderno e le sue radici classiche è stato spesso segnato da una forma di appropriazione indebita, un furto d’identità mascherato da devozione filologica. Fin dal Settecento, la cultura europea ha costruito un’immagine della Grecia che assomigliava più a un’utopia estetica che a una realtà storica pulsante. Johann Joachim Winckelmann e i suoi seguaci avevano cristallizzato il mondo antico in una nobile semplicità e quieta grandezza, sottraendolo al flusso del tempo e della polvere. Questo processo di santificazione ha avuto conseguenze profonde sulla percezione dei popoli che effettivamente abitavano quelle terre. Mentre i dotti di Londra, Parigi e Berlino celebravano i marmi del Partenone, guardavano con sospetto i Greci in carne ed ossa, considerandoli eredi degeneri di una stirpe divina ormai estinta. La classicità diventava così un canone di perfezione inarrivabile, utilizzato come uno strumento di distinzione sociale e politica per affermare la superiorità della civiltà bianca e cristiana sul resto del mondo. In questo clima di fervore ellenico e di disprezzo per l’attualità, la figura di Lord Byron si staglia come l’eroe romantico per eccellenza, colui che sacrifica la vita non per la Grecia reale, ma per il fantasma di quella antica. La sua morte a Missolungi non fu solo un evento tragico, ma l’occasione per mettere in scena un atto di autorappresentazione imperiale travestito da omaggio funebre, in una danza di simboli che Bettini analizza con estrema cura per mostrarci le radici della nostra attuale crisi d’identità culturale e il peso di un’eredità spesso manipolata.

Il 18 aprile 1824 a Missolungi, in Grecia, muore George Gordon, piú noto come Lord Byron, assistito dal fedele domestico Mr Fletcher. Dopo il triste decesso si trattò di decidere il luogo in cui le spoglie mortali di Byron avrebbero dovuto riposare; e da parte di qualcuno, non sappiamo chi, venne avanzata questa singolare proposta. Fu chiesto che esse fossero deposte nel tempio di Teseo, o nel Partenone, ad Atene. E cosí continua il nostro resoconto: A una simile circostanza i Greci avrebbero attribuito un notevole valore; e c’è inoltre qualcosa di consolatorio nell’idea che Lord Byron possa riposare alfine in un luogo cosí venerabile, in tal modo riconsacrando, come sarebbe avvenuto, la sacra terra delle Arti e delle Muse: per cui non possiamo se non lamentare il fatto che a questa proposta non sia stato prestato alcun orecchio. In questo resoconto c’è una frase che colpisce per la sua ambigua solennità. Ci riferiamo alla consolatoria idea di Byron che, sepolto nel tempio di Teseo, o nel Partenone, avrebbe addirittura riconsacrato la terra di Grecia, la terra delle Arti e delle Muse. Chi parlava in questo modo, pensava dunque che la Grecia fosse stata in qualche modo sconsacrata? E se sí, per quale motivo? L’emozione del pittore svizzero andava già direttamente al cuore della questione: la Grecia è un luogo sacro all’arte e alla bellezza, in quella terra hanno abitato gli dèi. E questo è per l’appunto il problema. In Grecia hanno abitato gli dèi – ma essi vi abitano ancora? Non v’è dubbio infatti che la Grecia contemporanea apparisse in qualche modo snaturata dal lungo dominio ottomano. Quel dominio che aveva strappato all’Europa il paese in cui affondavano – cosí si credeva – le sue stesse radici ideali. Dominata dai barbari – i Turchi, i Turanici, gli Ottomani… – la sacra terra di Grecia non poteva che essere stata contaminata. Inutile continuare con gli esempi di questa ellenomania razzista, che si serviva dei Greci, del loro carattere divino, per affermare la superiorità della civiltà europea e delle nazioni che di loro si proclamavano eredi. Tanto che la stessa impresa di riportare la Grecia al suo antico splendore doveva essere compiuta, per paradosso, quasi a dispetto dei suoi attuali abitanti: i quali, per riconsacrare alle Muse la propria terra, avevano bisogno che in essa fossero seppellite le spoglie di un poeta inglese.

Questa svalutazione sistematica del presente in nome di un passato mitizzato è il cuore pulsante di quella che Bettini definisce una cultura del monologo piuttosto che del dialogo. Se l’antichità deve essere riconsacrata attraverso il sangue o i resti di un nobile inglese, significa che la storia millenaria dei Greci, con le sue inevitabili influenze bizantine e ottomane, è considerata solo come un’interruzione fastidiosa, un rumore di fondo che disturba la contemplazione del mito puro. È una forma ante litteram di cancellazione culturale: si cancella l’altro reale per far posto alla proiezione idealizzata di se stessi. Oggi, il dibattito sulla cancel culture ci costringe a chiederci se sia ancora possibile guardare ai classici senza essere complici di queste logiche di esclusione. La paura dei Greci e dei Romani, che alcuni settori della società contemporanea manifestano, nasce proprio dalla percezione corretta che la cultura classica sia stata per troppo tempo il fortino ideologico di una supremazia occidentale. Tuttavia, Bettini ci suggerisce che la soluzione non risieda nell’abbattimento delle statue o nell’oblio dei testi, ma in un radicale cambio di sguardo. Dobbiamo smettere di cercare nei classici una riconsacrazione della nostra presunta eccellenza e iniziare a interrogarli come voci plurali, capaci di parlarci delle loro e delle nostre ombre, in un confronto che non ammette piedistalli o verità rivelate una volta per tutte dall’autorità accademica tradizionale.

Non è Byron che deve salvare il Partenone; è il Partenone che deve essere finalmente liberato dalla gabbia soffocante dell’interpretazione ottocentesca e nazionalista. La vera riconsacrazione della terra delle Muse avviene quando accettiamo la Grecia nella sua interezza storica, fatta di marmi antichi ma anche di mercati levantini, di preghiere ortodosse e di fatiche quotidiane. Il dialogo con l’antico richiede l’umiltà di chi sa di non essere l’unico erede legittimo di una verità assoluta e immutabile. La grande sfida del nostro tempo è quella di trasformare il tempio di Teseo da luogo di culto identitario chiuso a spazio di incontro interculturale aperto. Se continuiamo a usare i classici come un’arma per definire chi è dentro e chi è fuori dalla civiltà, finiremo per restare soli nel nostro deserto di rovine silenziose. Al contrario, se avremo il coraggio di ascoltare le voci sommerse, quelle che la storia ufficiale ha tentato di silenziare per secoli, potremo scoprire che Greci e Romani hanno ancora molto da dirci sulla giustizia, sulla libertà e sulla condizione umana universale, a patto di smettere di trattarli come reliquie da proteggere dall’invasione dei barbari immaginari che premono ai confini della nostra mente.

In conclusione, l’analisi di Maurizio Bettini ci sprona a una metamorfosi del pensiero critico per abitare la storia come cittadini di un mondo vasto e complesso, dove la bellezza non è un privilegio di sangue ma un dono condiviso. Solo rinunciando al desiderio di possedere il passato potremo sperare di comprenderlo davvero. La Grecia non appartiene all’Occidente più di quanto non appartenga all’umanità intera che ne cerca il senso. Il poeta inglese e il contadino greco del 1824 sono entrambi parte di una trama che non ammette riconsacrazioni esterne, ma solo un rispetto profondo per la vita che continua a scorrere tra le pietre antiche. Uscire dalla logica dell’ellenomania significa riscoprire il valore del dialogo paritario, dove l’antico non è più uno specchio narcisistico ma una finestra aperta sull’altro. Solo così i classici smetteranno di fare paura e torneranno a essere compagni di viaggio necessari per navigare nelle tempeste del presente, guidandoci verso una consapevolezza nuova che non teme il tempo né la diversità delle genti, ma trova in esse la linfa vitale per una cultura che sia finalmente universale e realmente democratica, libera dalle catene di ogni vecchia o nuova intolleranza.

Glossario
Crediti
 Maurizio Bettini
 Chi ha paura dei Greci e dei Romani? Dialogo e cancel culture
  Capitolo: I Greci degli altri
  Pubblicazione in Italia: Febbraio 2023
 SchieleArt •   • 
 Bettini esamina criticamente il mito della classicità costruito dall'Europa moderna. Analizzando la morte di Lord Byron e l'idealizzazione del Partenone, l'autore mostra come l'ellenismo sia stato usato per giustificare gerarchie sociali. Il testo invita a liberare i classici dalle interpretazioni nazionalistiche per trasformarli in strumenti di dialogo paritario tra culture differenti.



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Dialogo

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Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
La tesi centrale afferma che l’Occidente ha operato un’appropriazione indebita della classicità, trasformandola in un’utopia estetica e in uno strumento di supremazia culturale.
Le argomentazioni di supporto includono:

  1. La critica al neoclassicismo di Winckelmann che ha ‘imbalsamato’ l’antico;
  2. L’analisi del caso Lord Byron come esempio di autorappresentazione imperiale;
  3. La svalutazione dei Greci moderni rispetto al mito dei Greci antichi;
  4. Il collegamento tra l’uso ideologico dei classici e l’attuale ‘cancel culturè.

La premessa è che l’immagine della Grecia sia una costruzione intellettuale europea, mentre la conclusione propone un passaggio dalla cultura del monologo al dialogo plurale.

Analisi del flusso
Il testo si sviluppa secondo un modello critico-storiografico: parte dalla genesi del mito ellenico (XVIII sec.), si focalizza su un evento emblematico (la morte di Byron, 1824) per poi proiettare le conseguenze nel dibattito contemporaneo.
Le transizioni collegano efficacemente la ‘sconsacrazionè storica della Grecia reale con la necessità di una ‘decolonizzazionè culturale dei classici oggi.
Segmentazione
  1. Il Furto d’Identità: L’invenzione della Grecia ideale da parte dell’Europa dotta;
  2. Il Sacrificio di Byron: Analisi del desiderio di ‘riconsacrarè il suolo ellenico tramite il sangue europeo;
  3. Ellenomania Razzista: La contrapposizione tra la stirpe ideale e i Greci reali ‘contaminati’ dall’Oriente;
  4. Oltre la Cancel Culture: La proposta di un dialogo paritario e plurale con l’antico.
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
La nobile semplicità citata è la metafora di un processo di ‘sbiancamento’ e depurazione della realtà storica.
La proposta di seppellire Byron nel Partenone assume un valore simbolico quasi religioso: l’Europa non salva la Grecia, ma occupa il suo spazio sacro per riconsacrare se stessa. Il significato implicito è che i classici sono stati ridotti a ‘marmi morti’ per giustificare l’imperialismo culturale.
Decodifica del lessico
Il lessico alterna termini accademici (ermeneutica, ontologica, isomorfismo) a espressioni di forte impatto politico (supremazia bianca, appropriazione indebita, fortino ideologico).
L’uso di termini come ‘fantasma’, ‘Greci in carne ed ossa’ e ‘gabbia soffocantè denota un approccio volto a smascherare l’artificiosità della costruzione neoclassica.
Identificazione dei temi
I temi principali sono:

  1. Il conflitto tra identità reale e identità proiettata;
  2. La classicità come canone di esclusione e distinzione sociale;
  3. La critica all’orientalismo (l’influenza ottomana vista come ‘contaminazionè);
  4. La necessità di una ricezione dei classici democratica e universale.
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
Bettini presuppone che il lettore condivida una sensibilità critica verso le derive dell’eurocentrismo.
Dà per scontato che l’identità europea si sia fondata esclusivamente su questa ‘invenzionè della Grecia, tralasciando altri canali di formazione identitaria meno legati al classicismo estetizzante.
Valutazione argomentativa
L’analisi del resoconto su Byron è una prova documentale solida che svela l’ipocrisia dell’epoca.
L’argomentazione è coerente nel distinguere tra l’abbattimento fisico dei monumenti (condannato) e la decostruzione del loro significato ideologico (auspicata), evitando la fallacia della semplificazione nel dibattito sulla cancel culture.
Contestualizzazione
Il testo riflette il clima culturale del 2023, influenzato dai movimenti decoloniali e dalle critiche post-strutturaliste.
Si inserisce nella lunga tradizione di studi sulla ricezione dell’antico (Classical Reception Studies), dialogando con le teorie di Edward Said sull’Orientalismo e con la moderna antropologia del mondo antico di cui Bettini è caposcuola in Italia.
Rielaborazione e Output
Estrazione di citazioni e glossari
Citazioni Chiave: ‘La classicità diventava uno strumento di distinzione sociale per affermare la superiorità della civiltà bianca e cristiana’; ‘Non è Byron che deve salvare il Partenone; è il Partenone che deve essere liberato dalla gabbia soffocantè.
Glossario:

  1. Cancel Culture: Pratica di boicottaggio o rimozione di figure o opere ritenute offensive o legate a sistemi di oppressione;
  2. Ellenomania: Ammirazione acritica e idealizzata per la cultura greca antica;
  3. Cultura del monologo: Atteggiamento di chi impone una singola interpretazione del passato senza accettare il confronto con la realtà storica complessa.
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