Certe volte, la maggior parte delle volte, tutte le volte, per quanto mi riguarda, il raggiungimento dell’obiettivo è inconciliabile con una data di consegna: l’obiettivo, quello che a me sembra essere il bello, non è conseguibile a priori perché a priori non è ottenibile. E un libero cercare una parola leggera che dica tutto col peso di niente e che ci sembri vera.
Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa.
Incido poco, è vero, almeno secondo il mio editore e le necessità finanziarie di un qualsiasi autore. Ma se non ci fosse questo editore a strapparmi i dischi di mano inciderei meno. Mai, forse. Questo perché la mia ricerca della verità non approda mai ad una conclusione: appena ho fatto un testo, una canzone, ecco che vorrei cambiare, aggiornare. E appena esce il disco vorrei distruggerlo: mi sembra inutile, sorpassato.
Noi non abbiamo che una risorsa contro la morte: fare dell’arte con lei.
Forma d’arte mista: La definizione che l’autore dà della canzone, intesa come un genere ibrido tra musica e poesia che, a differenza della poesia pura, consente imperfezioni e scappatoie creative.
Libero cercare: Descrive l’essenza del processo creativo non come l’esecuzione di un piano predefinito, ma come una ricerca aperta e senza garanzie, un’esplorazione alla scoperta di una verità artistica che non è conoscibile in anticipo.
Parola leggera: L’ideale stilistico a cui aspira l’autore. È una parola che riesce a esprimere concetti profondi e complessi con una semplicità e una naturalezza tali da sembrare priva di peso e sforzo.
La fertilità nascosta nell'umile ⋯
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.
Fabrizio De André Via del campo (canzone)
Canzone d'autore, Poesia
Se lui era il fuoco lei era il legno ⋯
E lei capì chiaramente che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno.
Fabrizio de André Via del Campo
Musica d'autore, Metafora sull'amore, Canzone
La genesi di una canzone per un amico ⋯
L'ho dedicata a Tenco. Scritta, o meglio pensata nel ritorno da Sanremo dove c'eravamo precipitati io, la mia ex moglie Enrica Rignon e la Anna Paoli. Dopo aver visto Luigi disteso in quell'obitorio (fuori Sanremo peraltro, perché non ce l'avevano voluto) tornando poi a Genova in attesa del funerale che si sarebbe svolto due giorni dopo a Cassine, mi pare, m’era venuta questa composizione.
Fabrizio De André Un'intervista
Musica d'autore, Testimonianza, Biografia
Sentirsi parte di un progetto universale ⋯
La spiritualità è qualcosa che ha a che fare con la religiosità. Ci sono molti modi di esprimerla. Io per esempio mi sono sentito parte di un tutto, un piccolo tassello - certamente non quello centrale -di un progetto universale. Direi che in questo senso sono un immanentista, uno spinoziano. Ma tutto sommato mi avvicino ancora di più all'animismo: vedo l'anima nei sassi, ancorché siano stati sfiorati da qualche elemento vivo. Questo è il mio modo di essere religioso. Ma si, sono un pellerossa.
Fabrizio De André Una goccia di splendore
Musica, Spiritualità, Intervista
L'incontrollabilità del mare come limite al potere ⋯
Una delle più grandi e terrificanti passioni dell'uomo è quella di esercitare il proprio potere. Quando gli manca il materiale umano se la prende con la natura, su cui esercita un'autorità ed un controllo che lo portano a sfigurarla, a distruggerla. Ora il mare, a differenza della natura terrestre, sfugge in larga misura all'esercizio dell'autorità dell'uomo: è per molti versi incontrollabile, anzi, è uno dei pochi elementi che riescono ancora ad incutere timore e rispetto agli esseri umani. Basti pensare che persino Attila, emblema umano della distruzione, arrivato al mare si fermò e si sedette a contemplarlo.
Fabrizio de André Intervista
Musica d'autore, Intervista, Riflessione
Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa
Questa opera, un diario frammentario attribuito all’eteronimo Bernardo Soares, è la cronaca di un’anima che osserva il mondo e se stessa con spietata lucidità. È una meditazione profonda sulla futilità, sulla noia, sul sogno e sull’incapacità di agire e di concludere. La perenne insoddisfazione, la sensazione che ogni parola sia inadeguata a esprimere la verità e la ricerca di un senso nell’abisso dell’esistenza lo rendono un compagno spirituale perfetto per il testo analizzato.
Lezioni americane di Italo Calvino
In queste sei proposte per il nuovo millennio, Calvino esplora le qualità che la letteratura dovrebbe conservare, tra cui la leggerezza. L’autore riflette sul processo di scrittura come una continua sottrazione di peso, un tentativo di planare sulle cose dall’alto. La sua analisi della ricerca di una parola esatta, ma allo stesso tempo lieve e densa di significato, si collega direttamente all’ideale di una parola leggera che dica tutto col peso di niente espresso nel testo.
Il capitano è fuori a pranzo di Charles Bukowski
Questo diario, scritto durante gli ultimi anni di vita dell’autore, è un resoconto crudo e onesto della routine dello scrittore. Bukowski affronta la vecchiaia, la malattia, la morte e la necessità quotidiana di scrivere come un atto di sopravvivenza. La sua visione dell’arte non come un’ispirazione romantica, ma come un lavoro duro e spesso frustrante, un modo per tenere a bada i propri demoni e la fine imminente, offre un parallelo viscerale all’idea di fare dell’arte con la morte.






















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