
Ciò che tu sei consiste nell’attività che lega gli innumerevoli elementi che ti compongono, nell’intensa comunicazione di questi elementi tra loro. Sono contagi d’energia, di moto, di calore, o trapassi d’elementi che costituiscono interiormente la vita di ogni essere organico. La vita non è mai situata in un punto particolare: passa rapidamente da un punto all’altro (o da molteplici punti ad altri punti) come una corrente o una specie di flusso elettrico…
[Ma] la tua vita non si limita a questo inafferrabile flusso interno; trabocca anche al di fuori e s’apre senza posa a quanto scorre o scaturisce verso di lei. Il vortice durevole che ti compone urta contro vortici simili, con i quali forma una vasta figura animata da una misurata agitazione. Ora, vivere significa per te non solo i flussi e i giochi fuggevoli di luce che unificano in te, ma i passaggi di calore o di luce da un essere all’altro, da te al tuo simile o dal tuo simile a te (anche nel momento in cui mi leggi, il contagio della mia febbre che ti raggiunge): le parole, i libri, i monumenti, i simboli, le risa sono altrettante vie di questo contagio, di questi passaggi.
Nei vasti flussi delle cose, io non sono e tu non sei che un punto d’arresto propizio ad un getto.
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